Vent’anni. Sono vent’anni che ci sfinisce con il suo repertorio. Perché di repertorio si tratta. Ma niente. Non abbiamo imparato niente. Non abbiamo elaborato una strategia difensiva, tanto meno contenitiva delle sue sparate da Superbone, che regolarmente impazziscono come la maionese nelle campagne elettorali. In fondo viviamo di lui, a lui ci appoggiamo giornalisticamente come a nessuno, lui ci regala ora un titolo, ora una strizzatina d’occhi parlando dell’orrido cagnetto, ora il retrogusto golpista da buio della Repubblica urlando addirittura che il golpe – i golpe – li hanno fatti a suo danno!

È chiaro che tira la corda sapendo neppure lui se si spezzerà, ma se si spezzerà e il Tribunale di Sorveglianza dovesse ridurgli pesantemente la libertà, lui, Berlusconi, avrà ottenuto il suo scopo: finire in ceppi, mostrare all’esterno che il suo Paese lo vuole morto, senza più libertà, e su tutto questo – sull’idea di un leader decapitato e martirizzato – costruirà quel che resta della campagna elettorale. Quello che cerca, giusto per restare a eventi recenti, è la terza canonizzazione dei Papi nel giro di pochissimi giorni.

Il pensiero non può che tornare a qualche mese fa, quando, già condannato in via definitiva, il Nostro ha varcato con tutti gli onori il portone del Nazareno accolto con il sorriso dei momenti migliori da un Matteo Renzi gongolante. Il programma, assai lusinghiero, era addirittura mettere mano per sempre all’architettura dello Stato.

Al giovane presidente del Consiglio, solerti traduttori della politica italiana attribuirono, con quella mossa geniale, la definitiva capitolazione della storia politica di Silvio Berlusconi per il solo fatto d’essersi umiliato a varcare la soglia della sacra casa ex comunista, da lui sempre detestata. Ma ora all’ex sindaco, che ha il vezzo di considerarsi costantemente il primo della classe, non sfuggirà certamente la condizione attuale, nella quale Berlusconi sta riprendendo, grazie al suo aiuto e a quelli dei mezzi di informazione affamati del Nostro (anche perché gli altri non portano mai un titolo), il centro della scena.

Siamo all’estremo tentativo dell’immortale B., ogni giorno che ci dividerà dalle elezioni, il leader di Forza Italia preparerà il suo piattino di sapidi manicaretti da delibare su tutte le gazzette del Paese, in modo che, leggendole, i giudici di Sorveglianza possano perdere anche l’ultimo grammo di pazienza, ficcandolo in galera senza pietà. È il suo obiettivo finale, l’avvitamento più spericolato della vita, ciò che gli consentirà d’essere chiamato Martire.

Ps. E con questo portare qualche milionata in più di sprovveduti a votarlo.