“Non far più finta di niente”. E’ l’appello che la Casa Bianca lancia a college e università americane per fermare stupri e violenze sessuali. La task force nominata da Barack Obama –  di cui hanno fatto parte il segretario all’Educazione Arne Duncan e l’Attorney General Eric Holder – ha terminato i suoi lavori e compilato una guida che dovrà aiutare le vittime di violenze a denunciare i responsabili e superare lo shock fisico e psicologico della violenza. Si chiede inoltre alle istituzioni di fare di più per prevenire e denunciare eventi criminali che restano spesso nascosti. Per vergogna e paura da parte delle vittime. Per timore degli scandali da parte degli istituzioni. 

Lo scorso gennaio Obama era stato costretto a creare una commissione anti-stupri sull’onda di una serie di casi di violenze sessuali che avevano travolto importanti università americane – tra le altre Yale, Dartmouth e Florida University – e scioccato buona parte dell’opinione pubblica. La reazione delle stesse istituzioni era parsa molto debole. Le autorità di Yale nei loro rapporti continuano a preferire il termine “sesso non-consensuale” a “stupro”, e la violenza sessuale è di solito punita con reprimende scritte, ordini di non avvicinarsi alle vittime, nel peggiore dei casi libertà vigilata. Grave la situazione anche alla Florida University, dove dopo anni di continue voci e accuse, il problema è esploso a fine 2012, con l’accusa di violenza sessuale per una star del football, James Winston. A Dartmouth, invece, è possibile trovare consigli su come stuprare presunte whores sulle chat universitarie.

Il fenomeno non riguarda ovviamente le università e i college in questo momento nell’occhio del ciclone, ma è qualcosa di ben più vasto. La task force nominata da Obama ha stimato che una studentessa su cinque subisce una qualche forma di violenza sessuale all’università. Soltanto il 12% dei casi verrebbe denunciato alle autorità di polizia. La ricerca mostra che gran parte delle vittime conosce gli assalitori e che alcool e droghe fanno spesso parte del mix che conduce alle violenze. Ancora più sotterraneo e difficile da decifrare, suggerisce la task force della Casa Bianca, il fenomeno degli stupri ai danni di studenti maschi. I ragazzi sarebbero più restii a denunciare gli assalti subiti e le università farebbero poco o niente per sostenerli. Il risultato è che in questo momento 51 università americane – destinatarie di fondi federali e quindi soggette alla legge che proibisce la discriminazione di genere – sono sotto inchiesta per il modo in cui hanno gestito i casi di violenza sessuale.

Negli ultimi tempi, a dire il vero, autorità federali e politica di Washington si sono mosse per limitare il fenomeno – di pari passo con una serie di iniziative del Congresso per ridurre i casi di violenza sessuale nell’esercito. L’anno scorso proprio il Congresso Usa ha approvato il Campus Sexual Violence Elimination Act, che obbliga le università a rivelare, nei rapporti annuali sui crimini interni, anche le cifre relative a stupri, violenze domestiche, stalking. Il dipartimento all’Educazione ha anche comminato una multa di 165mila dollari a Yale per non aver rivelato le cifre reali sugli stupri all’interno del campus. Eastern Michigan University ha dovuto pagare 350mila dollari per mancata assistenza a una studentessa violentata e uccisa. E un accordo riservato è stato raggiunto con la University of Montana at Missoula, sempre per non aver rispettato regole fondamentali di assistenza alle vittime.

E’ qualcosa ma ancora troppo poco, denunciano i gruppi che lottano contro le violenze sessuali. Di qui dunque la task force del presidente e il rapporto su come gestire il fenomeno. Tra le raccomandazioni contenute nel rapporto, che ora dovrà essere tradotto in atti da Casa Bianca e Congresso, ci sono inchieste obbligatorie a carico delle istituzioni universitarie per valutare numeri ed estensione delle violenze; corsi di sensibilizzazione e gestione di emergenze per i funzionari delle università; regole ferree su come comportarsi nel caso di denuncia di violenze. Il governo federale ha anche preparato un sito, NotAlone.gov, rivolto alle vittime. Il tutto, come ha spiegato il vice-presidente Joe Biden, per “non far finta di niente e pretendere che gli attacchi sessuali non esistano”.