Nuovamente sulle droghe: la questione non mi appassiona perché, fossi io a decidere, una sana legalizzazione della cannabis e una depenalizzazione dell’uso delle altre droghe risolverebbero, in minima parte, i destini di tanta tossicomania almeno sul versante giudiziario e amministrativo.

Intollerante alla esortazione paternalistica di un Stato teso a dirmi se posso o non posso drogarmi, limiterei la regolamentazione al massimo, cercando di colpire solo l’arricchimento che deriva dal trafficare questa merce e non l’utilizzo o la cessione tesa a finanziare il personale consumo. Ulteriore regolamentazione la definirei in merito al rischio per gli altri come, ad esempio, il porsi alla guida di un mezzo (che peraltro mi sembra oggi ben regolamentata).

Sarà che sono vecchio del mestiere, sarà che dopo tanti anni la discussione ripercorre sempre la stessa strada ed infine sarà che nelle carceri italiane ho sempre visto spacciatori di infimo livello talmente ricchi da dovere ricorrere alla difesa di ufficio, che la stucchevole questione del possesso di lieve entità che nella norma futura dovrebbe (ancora una volta) essere indifferenziata per droghe pesanti e leggere, mi lascia del tutto indifferente: perché la questione si traduce nel seguente assioma: siccome la lieve entità prevede condanne fino ad un massimo di 4 anni e tale massimo non prevede la custodia cautelare, signori e signore, ecco a voi l’ennesimo piano inutile del governo per lasciare liberi gli orrendi trafficanti e guadagnare voti.

Che gli orrendi trafficanti siano gli sdentati senza avvocato di cui sopra è cosa secondaria come è secondario sapere da chi viene questa solita e ossessiva accusa.

So che è abbastanza impopolare desiderare il carcere solo per coloro realmente pericolosi e desiderare, al contrario, una penalità fatta di lavori socialmente utili, pene alternative, e giustizia riparativa concretamente perseguita. Una riparazione reale che parta dalla rifusione dei danni patiti alla vittima o alla comunità nei casi di reati finanziari. So bene, anche, che va molto di moda chiedere nuovi carceri perché si rassicura il cittadino in merito al fatto che sia l’unico deterrente efficace.

Ma non mi arrendo all’idea che, nel 2014, l’ultimo anello della catena nel traffico di droga si ritenga essere un pericoloso trafficante, e non la vittima che, nella miseria e nella solitudine, si fa carnefice.

A meno che, ancora una volta e nel solco della vecchia e decrepita politica, tutto non si riduca a pura speculazione. Come sempre sulla pelle dei più fragili.