Non si può ovviamente prevedere cosa deciderà la Corte di Cassazione il prossimo 15 aprile. Imprevedibili sono anche l’esito e i tempi della richiesta di estradizione firmata dal guardasigilli Andrea Orlando e diretta in Libano. Su Marcello Dell’Utri, il latitante – ex senatore – bibliofilo arrestato a Beirut, sono però certi almeno due fatti.

Il primo è stato messo nero su bianco dagli stessi ermellini nel marzo del 2012, quando la prima sentenza d’appello, che aveva condannato l’ex senatore a sette anni di carcere, fu annullata con rinvio: è certo che fino al 1977 Dell’Utri fu mediatore tra Cosa Nostra e Berlusconi, con l’ex cavaliere che pagò enormi somme di denaro alla piovra. Per gli anni successivi toccherà ora nuovamente alla Suprema Corte decidere se la seconda sentenza d’appello ha efficacemente provato il ruolo di Dell’Utri in seno a Cosa Nostra tra il 1977 e il 1982, quando l’ex presidente di Pubblitalia andò a lavorare per il finanziere Filippo Alberto Rapisarda. Dopo il 1982 Marcello torna dall’amico Silvio e i rapporti con Cosa Nostra continuano, così come le dazioni di denaro: anche in questo caso però il nuovo processo d’appello ha dovuto esprimersi in merito al “reciproco interesse” che garantiva l’equilibrio nei rapporti tra la piovra e Dell’Utri.

Il secondo fatto certo non è sostenuto da alcuna sentenza passata in giudicato, ma è invece un fatto politico, di cronaca, incontrovertibile: Dell’Utri è l’ideatore e fondatore di Forza Italia, il partito che ha governato questo Paese per dodici lunghi anni durante gli ultimi venti. È lui che ha l’intuizione di un nuovo soggetto politico, è lui che assolda Ezio Cartotto per studiare il progetto, sempre lui a proporre l’idea all’amico Silvio. E secondo Cartotto all’ex senatore oggi bloccato a Beirut, l’idea di fare un partito sarebbe venuta addirittura nel marzo del 1992, poco dopo l’omicidio di Salvo Lima, due mesi prima la strage di Capaci e mentre il ciclone Tangentopoli era ancora alle battute iniziali. Come e perché a Marcello Del’Utri sia venuta la geniale intuizione di fondare un nuovo soggetto politico, mentre i partiti della prima Repubblica era ancora in piedi, non è dato sapere. È certo però che il fondatore del primo partito italiano degli ultimi vent’anni sia (stato?) anche l’uomo cerniera di Cosa Nostra. E questo è un fatto che sarebbe utile ricordare per comprendere meglio la storia recente di questo Paese.  Che su quei rapporti siglati un ventennio fa, regge ancora il suo equilibrio di potere.