L’arresto a Beirut dell’ex senatore Marcello Dell’Utri fa “giustizia” nei confronti dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino che per la seconda volta è finito ospite nell’hotel penitenziario di Secondigliano.

Questa volta però accompagnato anche dai suoi fratelli Giovanni e Antonio e dai fratelli del boss Zagaria. Insomma le manette Oltreoceano ripristinano una certa equità all’interno di Forza Italia e più che altro riportano le giuste distanze nel mondo variegato del crimine associato. Non era bello pensare che un fedelissimo dell’ex premier Silvio Berlusconi – tra pochi giorni forse impegnato ai servizi sociali per scontare una condanna definitiva – avesse un trattamento privilegiato rispetto a Nick ‘o Mericano. Non si tratta di persone, di amicizie e storie politiche ma di un discorso ben più serio e profondo. Neppure il sospetto – su questi temi – deve esistere. Nessuno deve permettersi di sussurrare: vabbe Dell’Utri è riuscito a farla franca rispetto a un Cosentino perchè è legato alla mafia e non alla camorra. E’ una bestemmia. Un’infamia. Un focolaio appiccato che potrebbe propagarsi in incendio. E’ facile intuire che si aprirebbe uno spaccato allarmante. E’ come dire che essere uomini d’onore di mafia e più importante di essere uomini d’onore di camorra. Ovvero che i camorristi non contano niente. Questo tra l’altro è anche vero ma nessuno lo dice. Ci rendiamo conto della gravità? Fino a quando Marcello Dell’Utri per “ragioni di salute” (anch’io vado all’Asl di Beirut per visite ambulatoriali e ricette) era latitante, tutti abbiamo corso un pericolo enorme. Si tornava indietro con le lancette della storia criminale che volevano la mafia-politica egemone rispetto a n’drangheta, camorra e sacra corona unita politica.

Occorre stare attenti e più che altro essere cauti. Per chi studia questi fatti umani criminali sa bene che queste entità vivono di un rispetto reciproco e non entrano mai in conflitto tra loro, su questioni naturali e fisiologiche come quando la politica usufruisce dei servigi dell’organizzazione malavitosa. Ad esempio le guerre ovvero le faide sono sempre interne alle entità ma mai tra entità. Ecco se passava la bestemmia che un politico di ‘area mafiosa’ di alto livello scampava la galera mentre un politico di area camorrista marcisce in cella per la seconda volta e per giunta schifato dal suo ex padrino politico (Silvio Berlusconi) ecco qualcosa di brutto poteva accadere.

E’ un fatto di dignità di casata criminale, di credo malavitoso, di serietà criminale. Era insopportabile che un Dell’Utri usufruisse di una sorta d’immunità e salvacondotto internazionale mentre un chiunque Cosentino di turno per anni “usato” per fare voti venisse abbandonato al suo destino in una cella fredda del carcere di Secondigliano. Le manette ai polsi di Dell’Utri sanciscono un atto di giustizia, un risarcimento danni per tutti i Cosentino d’Italia, quelli che turano la carretta e che negli anni facendo un lavoro oscuro e per lo più sporco hanno fatto crescere per un ventennio l’immenso potere di Silvio Berlusconi e dei suo accoliti che impauriti dalla caduta dei calcinacci ora impegnati a scappare in tutte le direzioni politiche.

Twitter: @arnaldcapezzuto