Chi si lamenta delle lungaggini della giustizia italiana forse non ha ben presente quelle più clamorose, eclatanti, e cioè quelle relative ai reati di abuso edilizio, dove per un conclamato reato si deve attendere anche vent’anni perché la giustizia sia reale, perché giustizia sia fatta, perché alfine sia eliminato l’abuso. Un po’ perché chi l’ha commesso combatte con il coltello tra i denti perché non venga cancellato per sempre quello che lui spesso dice “ho realizzato con le mie mani” (che mi ricorda un po’ la frase di Gaber “mi sono fatto tutto da me”), dall’altra perché la magistratura non è che sia così solerte nel procedere alle demolizioni. E ricordiamoci che, senza i condoni, il reato di abuso edilizio è un reato permanente, che può essere sanzionato in qualsiasi momento.

Secondo l’urbanista Paolo Berdini tra il 1948 e il 2009 in Italia ci sono stati la bellezza di 4.600.000 abusi edilizi (74.200 all’anno, 203 al giorno); si sono realizzati 453.500 edifici illegali (7.314 all’anno, 20 al giorno) e 1.730.000 alloggi illegali (27.903 all’anno, 76 al giorno). Un fenomeno, quello dell’abusivismo, tipico dei paesi latini, che nel nord Europa è perfettamente ignoto. Abbiamo un reato tutto nostro, non c’è di che essere fieri…

Per noi ambientalisti l’abuso edilizio è uno dei reati più ignobili. Secondo chi ci governa no, visti i condoni ripetuti nel tempo. Ma anche le amministrazioni locali sono ben più che tolleranti nei confronti degli abusivi. Basti ricordare il corteo di abusivi di Augusta in Sicilia con il sindaco in testa (che se ben ricordo era del Partito Comunista), che si tenne alcune decine di anni fa.

Ma la storia ecco che si ripete, ed è di questi giorni il consiglio comunale della Maddalena (il famoso comune dell’arcipelago sardo) che si oppone alle ruspe che devono demolire 35 edifici abusivi. Interessante a suo modo anche la considerazione a favore dell’abusivismo del vescovo Sebastiano Sanguinetti: “Sicuramente magistratura e istituzioni devono trovare insieme delle soluzioni. Una famiglia che non ha altra casa, che magari vive in modo precario per mancanza di lavoro, e alla Maddalena questi casi non sono pochi, e che non ha alcuna soluzione alternativa, anche se ha sbagliato, deve essere messa nelle condizioni di vedere rispettato il diritto inalienabile a una casa.”

Detto altrimenti, chi è povero può costruirsi una casa dove gli pare senza chiedere la concessione edilizia al comune di appartenenza. Quasi che ottenerla fosse un ostacolo insormontabile. Ma, al di là del fatto che non tutti sono poveri cristi, perché premiare comunque i furbi che distruggono la nostra terra? Questi possono già ringraziare che proprio a causa della lentezza della giustizia italiana nelle loro belle casette abusive possono continuare a viverci per un bel po’ di anni.