Forza Campania la creatura o meglio la sottocorrente di Forza Italia ispirata dall’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino muove i suoi primi passi. La convention di domenica scorsa all’hotel partenopeo di proprietà dell’imprenditore Alfredo Romeo (condannato in secondo grado a tre anni per corruzione – global service) ne ha sancito la nascita, a testimonianza che l’ex coordinatore regionale del Pdl è ancora un mammasantissimo.

Tra ovazione e entusiasmo il progetto politico targato Cosentino prende il volo. Ormai l’avviso di sfratto per il governatore (incolore, insapore, inodore) della Campania Stefano Caldoro è esecutivo. La verità è semplice: Nicola Cosentino resta un ras, un notabile, un potente. Lui si schernisce, mostra il profilo basso ma le sue truppe avanzano. Nelle sue mani continua ad essere racchiuso un enorme potere e non poteva essere diversamente.
E’ quello che da sempre sostengono i magistrati Antonello Ardituro e Alessandro Milita: “Continua ad essere influente nonostante la dismissione dagli incarichi politici”. Motivo – quest’ultimo – che i magistrati hanno ritenuto da sempre congrua l’applicazione delle misure cautelari. Su questo punto – lunedì scorso – i giudici della Corte di Cassazione in 17 pagine hanno spiegato per filo e per segno che “Nicola Cosentino non è un politico bruciato”. I consiglieri della Suprema Corte hanno quindi accolto l’appello dei pm antimafia che a novembre si erano opposti alla revoca dell’arresto dell’ex deputato del Pdl decisa dai giudici di Santa Maria Capua Vetere.

“Nick ’o mericano” che nel 2008 in Campania riuscì a far eleggere ben 38 deputati e 14 senatori con numeri da capogiro, oltre un milione e seicentomila voti raccolti, pari al 12 per cento del consenso totale incassato dal Pdl a livello nazionale non è mai stato un politico fuori dai giri.

Secondo la Suprema Corte il riesame sottovalutò gli indizi prodotti dai pm per sostenere che l’imputato aveva ancora una notevole influenza di condizionamento. “In presenza di detti elementi – conclude il verdetto scritto dal consigliere Giovanni Diotallevi – deve essere dunque rivalutata la intatta capacità di affidamento del gruppo criminale di riferimento rispetto all’adozione di possibili interventi favorevoli da parte”. Ricordiamo che Cosentino è coinvolto in due processi quello “Eco4” e del “Il principe e la (scheda) ballerina”. Le accuse vanno dal concorso esterno in associazione camorristica alla corruzione e al reimpiego di capitali illeciti.

La nascita di Forza Campania conferma ciò che i magistrati hanno sempre affermato e sostenuto dell’ex pupillo di Silvio Berlusconi ovvero la sua grande capacità di condizionare contesti e mobilitare persone anche non ricoprendo ufficialmente alcuna carica politica. La libertà di Cosentino è quindi a rischio. C’è il pericolo reale che l’ex sottosegretario possa reiterare i reati in modo “concreto e non astratto” come già è avvenuto in passato. La decisione della Suprema Corte espone Cosentino davanti alla possibilità di vedersi ripristinata la custodia cautelare.  

@arnaldcapezzuto