Non ne posso più di occuparmi di questo ridicolo pasticcio della rivalutazione del capitale della Banca d’Italia: credetemi, preferirei di gran lunga guardare tutto il giorno le foto di Roberto Nardella che parla alla presentazione dell’ultima imperdibile biografia del nostro impagabile Premier.

Non ne posso più, ma devo farlo comunque perché le sorprese non finiscono mai.

Negli ultimi venti giorni sono stati pubblicati i risultati annuali delle due principali banche italiane: Unicredit e IntesaSanpaolo. Le due aziende sono, come noto, titolari (assieme alle Assicurazioni Generali) delle quote più rilevanti del capitale della Banca d’Italia e, in quanto tali, sono anche tra i principali beneficiari della manovra di rivalutazione.

Grazie all’impresa portata avanti dall’eroica maggioranza governativa al grido di “Bella Ciao!”, infatti, le due banche hanno rispettivamente percepito plusvalenze per € 2,56 miliardi e 1,4 miliardi.

Che c’è di nuovo?

Beh di nuovo c’è che, come volevasi dimostrare, l’orrida iniziativa ordita dall’ex Direttore Generale di Banca d’Italia Saccomanni in combutta con Enrico Letta e facendo affidamento sulla opportuna indifferenza di Matteo Renzi, ha prodotto un ulteriore risultato: un cospicuo dividendo per gli azionisti delle due banche.

A nulla è valso che sia Unicredit, sia Intesa abbiano registrato nel 2013 risultati economici da bombardamento alleato (rispettivamente perdite per € 14 e € 5 miliardi): il dividendo s’ha da pagare!

E così, nonostante l’evidente assurdo di aziende che non fanno profitti ma regalano danari, i due board hanno coraggiosamente messo mano al portafoglio, distribuendo complessivamente € 1,4 miliardi agli azionisti.

A questo punto è d’uopo farsi qualche domanda:

1) Perché mentre si fanno perdite e si preannunciano esuberi si procede comunque a distribuire ricchezza agli azionisti, indebolendo il bilancio della banca?

2) E’ ipotizzabile un legame tra il cadeau della rivalutazione e il dividendo distribuito?

3) Saccomanni, Letta e Renzi sapevano che le banche beneficiarie della manovra avrebbero approfittato delle plusvalenze ottenute con la rivalutazione per pagare un dividendo?

Per aiutarvi a trovare una probabile risposta vi prego di dare un’occhiata al contenuto della tabella che segue:

Come potete osservare i veri miracolati dalla manovra sul capitale (almeno per ciò che concerne le prime due banche italiane) sono le Fondazioni Bancarie azioniste, le quali finiscono per incassare € 261 milioni in contanti o azioni.

Le Fondazioni, come spiegherò in uno dei miei prossimi post, sono una specie di animale mitologico a metà tra l’ente pubblico e l’ente privato: pur costituite con risorse del Tesoro dello Stato al momento della privatizzazione delle banche pubbliche, sono infatti gestite con criteri completamente privatistici dai partiti che, come insegna il caso MPS, ne fanno un po’ quello che vogliono.

E qual è la Fondazione che fa la parte del leone nella vicenda della rivalutazione? La Compagnia di San Paolo (azionista di Intesa), che con una dote di ben € 80 milioni potrà svolgere al meglio la sua missione di benefattrice di Torino e del Piemonte.

Questo ci dà il destro per porci un’ultima domanda :

4) E’ possibile che esista una relazione tra i benefici ricevuti dalla Compagnia di San Paolo grazie alla manovra targata PD e il ruolo del renziano Sergio Chiamparino (presidente della Compagnia di San Paolo fino al 4 febbraio e ora candidato Governatore del Piemonte proprio per il PD)?

Chissà se avremo mai delle risposte.

Intanto, però, ci rimane un sospetto: che l’Italia sia l’unico Paese al mondo dove la ghigliottina, anziché essere utilizzata per tagliare la testa ai delinquenti, è utilizzata dai soliti noti per tagliarsi una fetta dalla torta di soldi pubblici.