Roma, zona San Giovanni. L’officina del signor Della Pelle è un luogo delle meraviglie. Pezzi di ricambio e attrezzi mescolati a trofei di ogni sagoma e colore, cofani aperti e rumorosi da cui emana la passione sfrenata per il motore, creatura vivente. Nel cuore il mitico Terrano, e sulla parete svariati poster di Marilyn Monroe. Ed è alla bionda acconciatura della maggior icona hollywoodiana che probabilmente il meccanico e campione da fuoristrada Pino ha ispirato la propria, quando ha deciso di diventare Beatrice. “Ero stufo di apparire in un corpo che non sentivo mio”. Detto fatto, Pino Della Pelle detto “Girello” si taglia i baffi e inizia a prendere gli ormoni “e in pochi mesi avevo già la seconda”. (Foto dal profilo Facebook)

Quando ha conosciuto Marianna, una sarta rumena che faceva da badante a sua madre, era già Beatrice. Con lei il colpo di fulmine che ha portato a una storia d’amore allo stato puro, di quelle che sembrano d’altri tempi, o provenienti da altri pianeti, visto che Pino/Beatrice & Marianna sono creature marziane agli occhi di chi non sa guardare oltre la superficie. L’incontro casuale con la regista romana Elisa Amoruso ha sortito un piccolo miracolo nella forma di un documentario dal titolo che più azzeccato non si poteva: Fuoristrada. Menzione speciale nella sezione Prospettive Doc all’ultimo Festival di Roma, il film è il racconto di queste due persone/personaggi dall’esistenze e famiglie “non convenzionali in un Paese spesso troppo convenzionale”. Già, perché forse una storia così non sarebbe neppure stata tradotta al cinema se ci trovassimo a Berlino, Londra o New York, perché “normalmente”, assorbita nei canoni della società contemporanea. Ma in Italia, a Roma, no. Non può essere “emblematica” di un cambiamento, è ancora troppo eccezionale.

E, onestamente, le personalità di Pino/Beatrice e di Marianna sono veramente sopra le righe. Due forze della natura. “È abbastanza raro incontrare realtà così. Sono stata fortunata”, ammette la cineasta 33enne , un diploma in sceneggiatura al Centro sperimentale nel cassetto e parecchio fai-da-te sul campo. “La potenza dell’amore tra Pino/Beatrice e Marianna le ha portate persino a sposarsi senza relegarle ai margini della società. Loro si sono accettate immediatamente per quello che erano, guardandosi nell’anima, ed è per questo che il mondo esterno le ha accettate. Certo, all’inizio si è scatenato lo scompiglio, specie nelle rispettive famiglie e soprattutto per la figlia di Pino/Beatrice, Katiuscia, avuta in un matrimonio ‘giovanile’, e con cui non c’è mai stato un facile rapporto”. Nel documentario, che non scade mai nella tentazione del grottesco, sono evidenziate le tracce di passato e futuro della coppia, sposatasi civilmente nel 2010 a Nemi e con non poche resistenze da parte del sindaco donna: “Alla fine ha dovuto cedere perché sulla mia carta d’identità c’è scritto uomo, mentre su quella di Marianna donna. E uomo + donna è regolare, quindi ha dovuto sposarci!” chiosa Pino/Beatrice, che ha sempre rifiutato di farsi operare perché mantenendosi uomo e donna, ha raddoppiato il piacere. Come darle/gli torto. “Per me non esiste transe”. Se nel passato di Pino/Beatrice “resiste” la madre, una gagliardissima 99enne che “voleva una femmina dopo troppi figli maschi”, nel futuro di Marianna (e di entrambe) c’è il figlio Daniele, oggi 16enne, avuto da una relazione in Romania.

Vederli a tavola insieme è un’esperienza: Pino/Beatrice gli fa da “papà”, gli dà consigli su come sono fatte le donne, ma il vero “capofamiglia” è Marianna. Forse perché è più grossa della consorte, o chissà. Di certo chi ha dato l’ok al film è stata lei, “Vuoi fare un film per il cinema su di noi? Vai in sartoria e chiedi il permesso a mia moglie perché è lei che decide”, è stata la reazione di Pino/Beatrice. Amoruso ha girato 100 ore con questa coppia da favola: ne sono rimasti 70 minuti magnifici, ottenuti in 2 anni di lavorazione a budget quasi inesistente, poco più di 20 mila euro, complici l’assenza finanziaria del ministero e l’indifferenza di Rai Cinema. La troupe, in buona parte al femminile, proviene dal Centro sperimentale e ha lavorato finora senza compenso: “Li avremo a vendite internazionali del documentario avvenute”. Nelle varie proiezioni pubbliche internazionali fatte di Fuoristrada i riscontri hanno superato le aspettative, ottenendo il successo da spettatori trasversali di età, sesso, estrazione sociale. Tutti incantati dal valore sentimental-emotivo di un documentario lontano dai “film-a-tema sul pregiudizio” – specie sulla tematica “gender” – e vicinissimo alla normalità di un grande amore. Da giovedì 27 marzo nelle sale, circuitando “fuoristrada” tra Roma, Torino, Bologna, Palermo, una città veneta e forse Napoli.

Dal Fatto Quotidiano del 21 marzo 2014