È tra i film più attesi, ma il Noah di Darren Aronofosky sta scatenando polemiche religiose in molti paesi islamici. Il Qatar e il Bahrein ne hanno vietato la proiezione perché nella pellicola si romperebbe il “tabù” di non raffigurare il profeta, interpretato da Russell Crowe, premio Oscar nel 2001 per Il Gladiatore

“Ci sono scene che contraddicono l’Islam e la Bibbia, così abbiamo deciso di non farlo vedere”, ha spiegato Juma Al-Leem del National Media Centre degli Emirati Arabi Uniti, secondo quanto riportato dal sito della Bbc. Il film, costato circa 125 milioni di dollari, ha ricevuto reazioni negative anche nelle proiezioni test effettuate in Usa. Ed ha suscitato polemiche anche negli States tra i cristiani conservatori, tanto che la Paramount ha deciso di sottolineare in tutti i materiali promozionali della pellicola che nel film ci sono licenze artistiche che rivisitano la storia.

Ci sono differenze tra l’interpretazione biblica e coranica della figura di Noè, denominato Nuh in arabo, ma entrambe le religioni citano nelle scritture sacre il diluvio e l’arca costruita per mettere in salvo coppie di ogni specie e garantirne la sopravvivenza. Per rispettare il precetto di non mostrare il volto del profeta nei paesi islamici diversi film e cartoni animati per bambini hanno raccontato la storia del diluvio ma senza mai far vedere la faccia Noè. Nel frattempo altri paesi musulmani hanno fatto capire che difficilmente il film hollywoodiano riuscirà ad ottenere il placet della censura. Mohammad Zareef del Consiglio Centrale della Censura in Pakistan ha spiegato che in genere viene evitato ogni film a tema religioso, aggiungendo: “Non abbiamo ancora visto questo film, ma non crediamo che possa andare nei cinema in Pakistan”.

La pellicola sarà proiettata invece in Egitto malgrado l’opposizione di al Azhar, la principale autorità religiosa dell’Islam sunnita. “Gli artisti rispettano il ruolo di al Azhar nei confronti dell’estremismo –  dice il regista Khaled Youssef che presiede un Comitato che raggruppa tutti i registi egiziani -, ma sono rimasti sorpresi dalle sue posizioni sul film, ragione per cui il Comitato ha deciso di proiettarlo nelle sale egiziane come previsto in quanto questo film non rappresenta offesa alcuna ai profeti“.

Il Comitato ha poi precisato che “un divieto deve provenire dal comitato della censura e che anche grazie alla “libertà di espressione e intellettuale si può combattere l’estremismo“. Giorni fa al Azhar aveva ribadito il divieto a rappresentare le figure dei profeti, perché sono “un’offesa nei confronti degli stessi profeti e dei principi della Sharia e rappresentano una provocazione per i fedeli”.  

Il trailer 

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