Fai come ho fatto io, patteggia e metti nei guai Berlusconi. In quel periodo c’era una task force per reclutare parlamentari e far cadere il governo di Romano Prodi esattamente come c’è stato nei tempi scorsi come con il Governo”. Parola di Valter Lavitola che ha chiesto di poter rendere dichiarazioni spontanee nel processo davanti al Tribunale di Napoli in cui è imputato insieme a Silvio Berlusconi per la corruzione dell’ex senatore IdV Sergio De Gregorio. Che, stando alle dichiarazioni dell’ex direttore de L’Avanti, gli disse di seguire il suo esempio.  

Al giudice Lavitola ha rivolto una sorta di appello: “Spero lei sia estremamente imparziale e attenta, ma qualcuno veramente crede che se Berlusconi avesse pagato, anche solo cinquantamila euro a qualche senatore per il cambio di partito non c’era la folla a palazzo Grazioli? Avrebbero dovuto mettere i ticket”. Poi l’imputato ha aggiunto di essere disponibile a collaborare: “Posso essere io il primo testimone, pronto a collaborare. Purché mi liberino”. C’è poi un altro elemento che Lavitola ha inserito nel suo intervento davanti al Tribunale e riguarda il senatore Nello Formisano (intervistato lo scorso 26 febbraio da Il Mattino ha raccontato che Lavitola gli chiese di passare con Berlusconi e che i pm non gli avrebbero fatto domande su una presunta mazzetta). “A Roma mi disse che non gli stava più simpatico Sergio De Gregorio. Non voleva più parlare con me ma con il senatore Romano Comincioli, e amico di Berlusconi, testa di ponte al quale parlare per avvicinarsi al centrodestra. Vidi Formisano – ha sostenuto Lavitola – che mi disse: ‘Mi sono preso una mancetta da cinquantamila euro tutte a cinquecento euro e me la spenderò per tentare di ottenere molto di più dal governo'”. 

Intanto questa mattina la I sezione del Tribunale di Napoli ha respinto le richieste della difesa dell’ex premier tra cui anche quella sulla incompetenza territoriale e ha deciso che il processo resterà a Napoli. I pm hanno rinunciato all’audizione dell’avvocato Niccolò Ghedini, mentre i legali del leader di Forza Italia hanno rinunciato a sentire le testimonianze del parlamentare Denis Verdinie dell’ex senatore Marcello Dell’Utri.  

L’avvocato Michele Cerabona, difensore del Cavaliere, ha sostenuto che Sergio De Gregorio, che ha patteggiato la pena a 20 mesi, avrebbe voluto candidarsi con Forza Italia e che l’Italia dei Valori,guidata da Antonio Di Pietro, fu una sorta di “ripiego”. A sbarrare la strada a De Gregorio, secondo la tesi della difesa, sarebbero stati i dirigenti locali del partito azzurro. Ma il senatore, che secondo l’accusa avrebbe ricevuto un versamento di 3 milioni di euro per cambiare schieramento e far cadere nel 2006 il governo Prodi, “ambiva a tornare a casa e casa sua era Forza Italia”. De Gregorio, secondo il legale, inoltre non avrebbe nutrito alcuna stima nei confronti di Prodi, da lui definito “il peggiore presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto” e dunque il passaggio al centrodestra avvenne per motivi che nulla hanno a che vedere con le somme di denaro elargite da Berlusconi.

La difesa ha chiesto l’esame dell’imputato e quindi il Cavaliere potrebbe essere interrogato dai pubblici ministeri, sarebbe la prima volta che accade in un processo. In altri casi Berlusconi ha reso dichiarazioni spontanee. Nella lista testi della difesa ci sono moltissimi esponenti dell’allora gruppo dirigente del partito tra cui Sandro Bondi e Renato Schifanni. Tra i citati anche Alessandra Mussolini e l’ex ministro Gianfranco Rotondi, ma anche Clemente Mastella. Sarà comunque il Tribunale a decidere quali testi ammettere. L’avvocato Ghedini vorrebbe sentire come testi i presunti usurai di De Gregorio per dimostrare che quei soldi arrivarono da loro e non da Berlusconi e l’ex direttore de L’Avanti. Alla tesi della difesa il pm Francesco Vanorio risponde: “Questo non deve essere un processo sui sentimenti politici (di De Gregorio), ma su fatti e circostanze”. 

Il Tribunale, presieduto da Serena Corleto, ha dato il consenso all’escussione di gran parte dei testi chiesti dall’accusa e dalla difesa, nel complesso una settantina. Rigettata l’istanza degli avvocati di Berlusconi di sentire i testi collegati alla rogatoria compiuta ad Hong Kong per conto della Procura di Milano. I pm Vanorio e John Woodcock hanno chiesto infine di consentire ai mezzi di informazione le riprese integrali del processo – finora autorizzate solo nei momenti di pausa. “Non esiste processo più pubblico di questo” ha detto il pm Vanorio. Le difese di Berlusconi e di Lavitola non hanno opposto obiezioni “purché non intralcino il nostro lavoro”. Il Tribunale si è riservato sul punto. Il processo è stato aggiornato al 2 aprile.