Annamaria Cancellieri è indagata per le telefonate con Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, arrestato dalla procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta su Fonsai insieme alle figlie Giulia e Jonella. Il reato contestato dalla procura di Roma all’ex ministro della Giustizia, secondo quanto riportato da diversi quotidiani, è false dichiarazioni a pubblico ministero.

I tabulati telefonici del ministro, la cui acquisizione è stata disposta dal procuratore capo della Capitale Giuseppe Pignatone, hanno evidenziato una serie di incongruenze nelle dichiarazioni rese dell’ex Guardasigilli al procuratore aggiunto di Torino, Vittorio Nessi, sulle telefonate intercorse con Antonino nei giorni in cui pendeva la richiesta dei domiciliari per Giulia Ligresti. Due, in particolare, le dichiarazioni contestate. La prima riguarda una telefonata del 19 agosto; nella sua testimonianza la Cancelleri aveva sottolineato di aver risposto ad una telefonata di Ligresti, mentre i tabulati telefonici dimostrano che sia stata proprio l’ex ministro ad effettuare la chiamata, durata sei minuti.

La seconda imprecisione è invece legata a un contatto del 21 agosto. L’ex Guardasigilli, che era stata salvata sotto il governo di Enrico Letta, aveva dichiarato al procuratore di aver sentito Ligresti che le “aveva inviato un sms”; i dati telefonici confermano il messaggio, ma evidenziano anche una telefonata fatta dall’utenza fissa della Cancellieri verso lo stesso Ligresti, particolare omesso dall’ex ministro. Omissioni e imprecisioni poi smentite dagli atti anche nei rapporti con il marito del Guardasigilli, Sebastiano Peluso. Adesso la palla passa al giudice per le indagini preliminari, che dovrà decidere se c’è la presenza di reato.

“È già davanti al gip la richiesta di archiviazione firmata dal procuratore della Repubblica Giuseppe Pignatone sulla posizione dell’ex ministro Annamaria Cancellieri”, afferma intanto il suo difensore, l’avvocato Franco Coppi, commentando la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati. “Quando si danno le notizie – conclude il penalista -, sarebbe bene che venissero riferite in modo esatto e nei termini reali”. Sarà comunque il giudice per le indagini preliminari a decidere se archiviare l’indagine oppure ordinare nuovi accertamenti. 

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