Quando nel 1973 Bettino Craxi conquistò la segreteria Psi e la scena politica italiana, sentì l’esigenza di esternare a contemporanei e posteri il proprio pensiero politico. Sicché apparve nelle pagine de l’Espresso un saggio a sua firma su Proudon, con cui faceva le bucce a Marx e avviava la polemica ideologica con gli odiati comunisti del Pci di Berlinguer.

Cultore di tutti i modelli dell’egocentrismo cinico in politica – dal Cinghialone al Berluscone – anche Matteo Renzi si lancia ora nel dibattito sulle idee “alte” (con spendita indiretta nelle contingenze dell’arena pubblica nazionale), pubblicando un commento alla riedizione del bestseller di Norberto Bobbio Destra e Sinistra; in cui il filosofo torinese proponeva una tassonomia su base egualitaria per queste controverse categorie distintive.

Poi si seppe che il ghostwriter di Craxi era il professor Luciano Pellicani, anche lui anticomunista viscerale (non Bobbio, come dichiara erroneamente il testo renziano). È aperto il dibattito su chi sia quello del neo premier. Mauro Barberis ipotizza Alessandro Baricco, stante il suo essere digiuno di politica. Altri indizi porterebbero a Graziano Delrio (riuscire a non dire niente in 10mila battute) o alla ministra Marianna Madia (l’ostentata incompetenza).

In effetti dal testo in questione si evincono soltanto aspetti caratteriali, di nessuna valenza nel dibattito sulle idee:

  1. Cambiare è sempre bene e conservare fa male. Questa direttiva da sottosviluppati (la civiltà si coniuga con la manutenzione) può valere per un tegamino di trippa alla fiorentina in frigo da qualche giorno, meno per i diritti (ad esempio quelli del lavoro, simboleggiati dall’art.18 dell’omonimo Statuto);
  2. Tutto il reale è razionale in quanto pensato. Tesi della filosofia hegeliana con cui il Nostro non ha dimestichezza, ma che consente all’orecchiante intenzionato a galleggiare di esimersi da giudizi pericolosi. Ad esempio sul becerume di riccastri, pregiudicati e varia umanità con cui è utile/gradito intrattenere rapporti;
  3. A noi piacciono Clinton e Blair. Ossia i veri liquidatori di una sinistra che non aveva come unico metro di giudizio e stella polare il successo per il successo. Due screditatissimi premier a cui – come è stato detto – “non piacevano le privatizzazioni, piacevano i ricchi”.
  4. Viviamo nel migliore dei mondi possibili. Non si capisce perché Matteo Candide vorrebbe dedicarsi al faticoso lavoro di varare una riforma al mese quando – a suo dire – tutti gli obiettivi storici della sinistra sono stati raggiunti. Difatti il cambiamento proposto è “quello di se stessi”. Impegno senza bersaglio, ma che tranquillizza il privilegio. Timoroso si sappia in giro che è in corso una guerra civile dei ricchi contro i poveri;
  5. Mai parlare di “classi” (se non come upper class che viaggia in Ferrari e veste Cavalli). Difatti il termine inquietante è sostituito da un più anodino “blocchi sociali”. Niente a che fare con la lotta di classe, che imporrebbe l’esercizio che causa orticaria al giovane in carriera: battersi per una causa.

In sostanza, testo nientista di chi non ha idee ma coltiva un’idea: se stesso. Che si confronta con Bobbio perché gli spin-doctors gli hanno detto che “fa immagine”; cui ha dato retta nonostante che il testo fosse sprovvisto di illustrazioni. E che comunque – a parere dello scrivente – non è certo la migliore opera bobbiesca, visto che lo spartiacque sull’eguaglianza produce una griglia a maglie troppo larghe (vi sono destre egualitarie come buona parte del comunitarismo conservatore). D’altro canto un blog non è la sede più adatta per tali approfondimenti. Mi limito a dire che – sempre a mio giudizio – il vero spartiacque tra Destra e Sinistra è la relazione di e con il Potere. E il nientista Renzi si colloca d’istinto da quella parte.