Dopo le abluzioni rituali, apro la Preghiera del Mattino del Democratico – il maggiore quotidiano italiano – e ci trovo un articolo di Matteo Renzi. Diobono, pure qui. Non bastasse la predica domenicale del Fondatore, che paragona il Putto fiorentino, nell’ordine, a Lorenzo il Magnifico, Napoleone e Alessandro Magno, c’è pure questo Manifesto, o manifestino, di oltre diecimila battute, nel senso tipografico del termine. Con tutto quel che ha avuto da fare in questi giorni, uno si chiede, l’avrà scritto proprio lui, in preda alla tipica adrenalina post-nomina? Il pistolotto è talmente pop che potrebbe davvero essere suo: anche se lo stile è così facile da imitare, ormai, che potrebbe averlo scritto Maurizio Crozza.

Cosa sarà successo? Realisticamente, credo che le cose siano andate così. Il giorno prima, sul settimanale del gruppo, qualcuno aveva notato che Renzi nomina raramente la sinistra: e avendone bisogno per fare maggioranza – della sinistra, voglio dire – nell’entourage di Matteo qualche collaboratore zelante deve aver pensato che bisognava mostrare di non essere impreparati sull’argomento. Detto fatto, è stato partorito questo documento alla Baricco, se non di Baricco, con l’analoga pretesa di dirci dove va il mondo. Dove va, a proposito? Detto in pillole, la politica non ruoterebbe più attorno alla divisione spaziale destra/sinistra, come pensava ancora Norberto Bobbio, ma alla divisione conservazione/innovazione, o movimento/stagnazione.

“La sinistra cara a Bobbio – questa la frase-chiave – quella socialdemocratica e anticomunista, ha insomma vinto la sua partita. Ma oggi ne stiamo giocando un’altra”, con nuovi blocchi sociali, al di là dei confini nazionali, riabilitando il “merito” di gelminiana memoria e naturalmente l’”ambizione” propria, e via così, di bacio Perugina in bacio Perugina. È tipico dei vincitori cominciare con il riscrivere la storia: tutto bene, dunque. Ma Bobbio, per chi lo conosce davvero, era un socialista liberale che non è mai stato anticomunista, neppure quando polemizzava con Togliatti: detto così, giusto per la precisione. E se invece qualcun altro lo è, anticomunista, fa benissimo a dirlo: così tanti altri socialisti liberali che non sono mai stati né comunisti né anticomunisti, d’ora in poi, sapranno da che parte stare.