Cominceranno tra pochi giorni a Gioia Tauro le operazioni di trasbordo di pericolosi agenti chimici provenienti dalla Siria, nell’ambito delle operazioni di smantellamento dell’arsenale chimico accumulato dal regime.

Il carico dovrebbe arrivare, dal porto di Latakia, a bordo della nave danese “Ark Futura”. Circa 560 tonnellate di queste sostanze, pari a 60 containers, saranno quindi trasferite a bordo della nave statunitense “Cape Ray” per essere poi soggette a idrolisi (un processo che dovrebbe distruggerle senza rilasciare sostanze pericolose in aria e in mare) in acque internazionali.

Greenpeace ha scritto settimane fa una lettera all’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche – OPCW) sulla necessità di garantire maggiore trasparenza a un’operazione tanto importante quanto pericolosa.

Il trasbordo di queste sostanze dovrebbe essere materialmente eseguito in 10-24 ore secondo le informazioni diffuse in un opuscolo dalla Protezione Civile. La Protezione Civile assicura sicurezza per il porto (lato terra e lato mare) e “rigoroso rispetto delle procedure e delle misure (incluse quelle per la gestione di eventuali emergenze) già previste ed adottate nel porto [di Gioia Tauro] per la movimentazione di merci pericolose”. Nel medesimo opuscolo, la Protezione Civile assicura infatti che “già oggi il porto di Gioia Tauro: movimenta normalmente merci appartenenti alla Classe 6.1 e che nel biennio 2012-2013 nelle sue banchine sono stati trasbordati 3.048
container contenenti sostanze pericolose della stessa classe di quelle provenienti dalla Siria [ovvero: la Classe 6.1, la stessa delle sostanze che saranno trasbordate sulla “Cape Ray”] per un totale di 60.168 tonnellate”.

Sempre lo stesso opuscolo ci conferma che queste operazioni sono di routine a Gioia Tauro dove, sempre nel medesimo biennio, sono state sbarcate 1.644 tonnellate di sostanze di Classe 6.1 e ne sono state imbarcate 646 tonnellate. L’opuscolo non dice chi è che materialmente eseguirà queste operazioni e in quali condizioni di sicurezza. 

Greenpeace ha ricevuto informazioni circostanziate, che non è in grado di verificare direttamente, sulle condizioni in cui è costretto oggi a operare il Nucleo Batteriologico Chimico Radioattivo (NBCR) dei Vigili del Fuoco che, si sostiene nella nota, è incaricato di effettuare tale operazione. Queste informazioni combaciano con quanto dichiarato in un comunicato stampa dall’Unione Sindacale di Base (USB) dei Vigili del Fuoco che afferma che “sono anni che il personale non viene più formato in materia NBCR e per i mezzi acquistati per questo scopo, buttati in capannoni oppure impiegati per altri servizi d’istituto, non è possibile la manutenzione perché mancano i fondi…”. L’USB Vigili del Fuoco conferma anche che “si sono spesi milioni di euro per la formazione e per l’acquisto di materiali in caso di attacchi batteriologico e chimici, ma poi tutto è stato buttato in capannoni a deteriorarsi” e che “i materiali [delle dotazioni di sicurezza] come i filtri e le tute, sono scaduti e non idonei nemmeno per una esercitazione“. Seguono, nella stessa pagina web, a documentare una situazione tanto imbarazzante, quanto pericolosa “alcune foto che rappresentano lo stato dell’arte dei materiali scaduti, senza batterie, inservibili..ecc. ecc.”
Sempre la USB Vigili del Fuoco lamenta sprechi nei controlli sulle sorgenti radioattive e comunica che “i Vigili del Fuoco chiedono la riapertura dei portali scanner denominati RTM910T (45 miliardi di lire spesi, per monitorare le sostanze in transito)…”. 

Risparmiare sulla sicurezza non è mai un buon investimento. La USB dei Vigili del Fuoco lamenta che il personale viene mandato allo sbaraglio per motivi di “immagine internazionale”. Appare doveroso interrogarsi sulle condizioni in cui sostanze molto pericolose sono movimentate regolarmente nel nostro Paese, nei porti e altrove. Quanto ci viene segnalato va infatti ben oltre la questione contingente delle operazioni di trasbordo delle armi chimiche e ci chiediamo se il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, abbia chiesto ai suoi uffici di verificare se le informazioni diffuse dalla USB dei Vigili del Fuoco siano fondate e, nel caso, quali iniziative il Ministero intenda assumere.