Percepiscono in media 1.500-2.000 dollari al giorno per condurre una guerra parallela. Spesso contravvengono a determinati codici bellici e nei teatri operativi gestiscono giri di prostituzione. Sono i contractors spesso legati ad una società americana: la Xe Services in precedenza denominata Blackwater. Negli anni molte le ragazzine costrette da questi ultimi a lavorare nei bordelli in luoghi di conflitto. Durante la prima fase della missione internazionale in Kosovo si organizzarono dei veri e propri luoghi ricreativi e di svago soprattutto per i funzionari delle Nazioni Unite. In Iraq si è assistito a minorenni costrette a prostituirsi in uno scantinato, mentre diversi soldati americani facevano la fila all’esterno. Ragazze dell’Est Europa convinte di andare a lavorare a Dubai come cameriere e poi vittime della tratta prigioniere nei bordelli a Baghdad. E’ successo questo ma non solo. La guerra porta dietro di sé molte ombre. Oggi in Afghanistan ragazze cinesi lavorano nei ristoranti di Kabul e allo stesso tempo le si vede prostituirsi. Soltanto nella capitale afghana operano tra i 25 e i 30 bordelli che spesso vengono trasferiti per motivi di sicurezza. Quelli più importanti sono nelle aree di Taimany, Hashuqan-o-Harifan, Qala- e-Zaman Kan.

Non sono solo il risultato di una miseria dilagante ma di un’attività illecita portata avanti dalla criminalità locale (talebana), internazionale e spesso da soldati “mercenari” senza scrupolo la cui attività spesso non viene assolutamente controllata. Eppure la stessa amministrazione Obama aveva chiesto un atteggiamento diverso punendo coloro che si fossero macchiati di crimini legati alla prostituzione e ai traffici sessuali. Stipendiati dal governo americano il loro obiettivo doveva essere altro, quello di proteggere dei Vip, e invece pare si siano interessati a procurare delle prostitute. L’ex contractor italiano Giampiero Spinelli operante per società estere in una mia intervista mi raccontò di come operassero in Iraq e in Afghanistan. “Per regolamento della forza multinazionale nessuna compagnia privata e nessun operatore contrattato, sia da parte privata che governativa, poteva entrare in confronto al seguito delle truppe. Un crimine gravissimo per il quale si rischiava l’arresto e il rimpatrio immediato. Tutti i contractors in Iraq potevano esclusivamente agire per difesa. Nessuno poteva, per le regole d’ingaggio, partecipare ad alcun confronto bellico ed era tenuto solo a proteggere e scortare dei personaggi importanti”. Ma come spiegare allora certi atteggiamenti e soprattutto mancate punizioni da parte del governo americano. A questo punto entrano in gioco altri contractors quelli mediatici pagati per nascondere delle verità, intossicare delle prove, agendo illegalmente anche secondo il diritto internazionale.

Giustificano o demonizzano dei governi, degli eserciti regolari o non regolari ricoprendo al tempo stesso il mestiere di cronista e di contractor mediatico. Coprire dei crimini limitando l’informazione al soldo di qualche potente governo, questo il volto nei nuovi contractors del 2.0.