La prima decisione del governo è questa: l’esecutivo di Matteo Renzi si oppone alla Regione Piemonte nel processo davanti alla Corte costituzionale contro una decisione della Corte dei conti che vuole controllare le spese delle vecchie legislature. Il Consiglio dei ministri lo ha stabilito oggi, in una seduta lampo dopo il discorso di Renzi per la fiducia in Senato. Per il vicepresidente della Regione Gilberto Pichetto Fratin “si tratta un atto dovuto perché il governo difende le leggi dello Stato, un po’ come quando la Regione si costituisce nei ricorsi contro le Asl”.

Lo scorso anno le sezioni riunite della Corte dei conti avevano stabilito di controllare le spese dei gruppi politici nei consigli regionali in tutta Italia. Questa scelta non era piaciuta affatto agli eletti piemontesi, molti dei quali indagati per i rimborsi gonfiati e le spese illecite. Per questo motivo a giugno il consiglio regionale aveva approvato una mozione bipartisan per difendere davanti alla Consulta l’autonomia della Regione e per interrompere le nuove verifiche sui vecchi rimborsi. 

Tutto ciò non ha fermato i procuratori piemontesi che a ottobre hanno chiesto ai capigruppo del periodo 2003-2008 di depositare i rendiconti delle spese. Secondo i magistrati i capigruppo sono degli “agenti contabili” e devono dimostrare la correttezza dei rimborsi chiesti e ottenuti dai compagni di partito e da loro.

La giunta di Roberto Cota ha così incaricato quattro avvocati di preparare il ricorso partito verso il Palazzo della Consulta il 10 gennaio scorso, proprio lo stesso giorno in cui il Tar annullava le elezioni. “La Regione Piemonte ritiene che il decreto violi le attribuzioni della Regione Piemonte, costituzionalmente garantite”, si legge nel testo. “La Corte dei conti pretende di assoggettare l’attività dei gruppi del Consiglio regionale del Piemonte in assenza di qualsivoglia disciplina statutaria o normativa”. Secondo i legali il provvedimento violerebbe la Costituzione otto volte istituendo un “controllo generalizzato” sulle attività dei politici. Nel conflitto di attribuzione, la Corte costituzionale è stata quindi chiamata a chiarire se i magistrati contabili hanno il potere di verificare le spese dei gruppi regionali. Se il suo parere fosse questo allora si fermerebbe il procedimento in corso in Piemonte.

Intanto il prossimo aprile cominceranno le udienze preliminari contro i quaranta consiglieri attuali indagati nell’ambito della “Rimborsopoli” piemontese.