In principio fu Franco Fiorito detto Er Batman”, ma come poi si è scoperto così facevano proprio tutti i consiglieri o quasi d’Italia. Anche quelli del Piemonte. Spese personali, a volte insolite con i soldi dei rimborsi: denaro pubblico. I politici piemontesi non sono stati da meno: briglie per il cavallo, vassoi d’argento in regalo per il matrimonio di un assessore, un cambio di pneumatici per l’auto, una fornitura di panettoni e spumante per le festività natalizie. E ancora sottofiletti per pranzo, borse Louis Vuitton e gioielli di Cartier, buoni benzina per la partecipazione alle manifestazioni del movimento No Tav. Tutto comprato e certificato dagli scontrini allegati alle richieste di rimborsi.

Tutto visto o quasi nel Lazio, in Lombardia, in Friuli e Liguria. In questa nuova inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Andrea Beconi e condotta da Giancarlo Avenati Bassi e Enrica Gabetta, di nuovo c’è che, oltre ai 52 consiglieri, è indagato anche il governatore della regione Piemonte, Roberto Cota. Il presidente leghista è tra i destinatari degli avvisi di garanzia nell’ambito dell’inchiesta della procura di Torino sui rimborsi dei gruppi regionali. Le accuse ipotizzate a vario titolo sono di peculato, finanziamento illecito dei partiti e truffa nel periodo maggio 2010-settembre 2012

Nella lista degli indagati ci sono anche due neo parlamentari del Pd, ex consiglieri: Stefano Lepri e Mino Taricco. Indagati anche nella loro veste di consiglieri regionali, Elena Maccanti (Lega), ex assessore ai Rapporti con il Consiglio regionale e l’ex assessore all’Innovazione, Massimo Giordano (Lega), che si era dimesso perché indagato in una inchiesta della Procura di Novara. Anche ai rappresentanti del M5s Davide Bono e il fuoruscito Fabrizio Biolè è contestato il peculato: sarebbero loro per aver utilizzato i buoni benzina della Regione per raggiungere i luoghi delle manifestazioni No Tav in Valsusa. Bono su internet, specificando che l’addebito riguarda 619,91 euro “in due anni e tre mesi” per trasporti, carburante, pernottamenti. “Non sono spese – precisa – né per uso personale nè per fini di partito”. Bono sottolinea che nei bilanci dei gruppi consiliari esiste una voce dedicata a missioni e trasferte dei consiglieri.

I rimborsi contestati nel periodo d’inchiesta ammontano circa a 900 mila euro. Tutti gli indagati verranno sentiti dai magistrati a partire dal prossimo 6 maggio e dovranno spiegare le ragioni per cui hanno prodotto quegli scontrini nell’elenco delle spese per cui si chiedeva il rimborso. La Procura di Torino contesta al governatore del Piemonte “alcune spese relative all’attività politica di consigliere regionale”, ma Cota si difende: “Ho sempre sostenuto in proprio la maggior parte delle spese per lo svolgimento dell’attività politica, ho utilizzato risorse del gruppo regionale per importi irrisori e nel rispetto di prassi consolidate, riducendo al minimo ogni esborso di denaro pubblico”.

Gli accertamenti riguardano i gruppi che all’inizio della legislatura, nel 2010, erano composti da almeno due consiglieri. I cosiddetti mono gruppi erano già stati presi in esame alcuni mesi fa, quando i magistrati eseguirono le prime quattro iscrizioni nel registro degli indagati a carico di Aleonora Artesio (FdS), Andrea Stara (Insieme per Bresso), Michele Giovine (Pensionati per Cota) e Maurizio Lupi (Verdi Verdi).

”Prendiamo atto e attendiamo le evoluzioni” il commento dell’assessore ai Trasporti, Barbara Bonino, che non è consigliere regionale e non è indagata. “Il Piemonte ha bisogno di approvare un bilancio e di lavorare per fare ripartire l’economia. Del resto si occupino i magistrati”. Il capogruppo della Lega, Mario Carossa, ha invece detto che valuterà eventuali dimissioni: “Noi della Lega non ci tiriamo mai indietro”. “Ogni azione del nostro gruppo è sempre stata compiuta nel rispetto della legge regionale vigente” dicono dal gruppo del Carroccio che invoca “trasparenza, chiarezza e rispetto delle leggi”, sottolineando “di non avere nulla da nascondere” e che “tutti gli eventuali addebiti verranno senza alcun dubbio chiariti”.

“Sono dispiaciuto per il clima che si è creato e per quello che sta succedendo” commenta il consigliere del Pd Mauro Laus, uno dei pochi a non essere coinvolto dall’inchiesta. Tra i non indagati figurano anche i consiglieri regionali del Pd Giovanna Pentenero, Roberto Placido, che è anche il vicepresidente del Consiglio regionale, Gianni Oliva ed Elio Rostagno, questi ultimi due entrati in consiglio da poche settimane. Non sono indagati anche Sara Franchino, del gruppo Pensionati con Cota, anche lei da poco a Palazzo Lascaris, e Claudio Sacchetto, della Lega Nord, che è anche assessore regionale all’Agricoltura.

”A una situazione straordinaria serve una risposta politica straordinaria. Con il gruppo del Pd, il meno toccato da questa inchiesta, e con il segretario valuteremo quale sarà questa risposta. Personalmente dico elezioni subito, perché altro non sarebbe capito” dice il vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, Roberto Placido (Pd), uno dei sette consiglieri che non sono indagati nella vicenda dei rimborsi facili.