Scrivo questo post mentre a Kiev stanno infuriando di nuovo gli scontri tra polizia e manifestanti. Della persona qui intervistata la settimana scorsa nei pressi di piazza Maidan non ho più notizie. Finora i morti tra i manifestanti antigovernativi sono tre più un numero ancora sconosciuto di feriti gravi e gravissimi. (RZ)

Salendo su una delle barricate che proteggono piazza Maidan dai berkut, le forze speciali in assetto antisommossa, e dai titusk (giovani uomini disoccupati pagati dal governo per picchiare chi protesta), inciampo in un copertone bruciato. Ma una mano mi afferra. E’ quella di uno dei tanti cittadini che dalla notte del 30 novembre – quando le forze antisommossa attaccarono con violenza inaudita gli studenti che stavano facendo un sit in pacifico di protesta contro la deriva dispotica del presidente Yanukovich – ha deciso di non lasciare più la piazza e “resistere, anche a costo di rimetterci la pelle”.

Alzando lo sguardo, il volto e la voce del ragazzo che si raccomanda di fare attenzione, hanno l’aria familiare. La fotografa ucraina che mi accompagna lo riconosce e inizia a scandire, anzi a “rappare” una strofa: “Scevna merla Ucraina”, l’Ucraina non è morta. Ecco di chi sono la mano, la voce, lo sguardo disteso, nonostante la tensione tutto intorno. Appartengono a Rostyslav Xytrak, noto come “Artisto” un attore e musicista di 29 anni che, usando il leit motiv dell’inno nazionale ucraino, ha composto la colonna sonora di questa resistenza 2.0: “Revolution Ukraine”. Nel video, oltre a Slava ci sono dei bambini e la sua ex ragazza di origine italiana che fanno il coro. Un intermezzo dolce, contrappunto delicato alle critiche durissime nei confronti del presidente e della sua cricca.

Non nasconde il viso Slava, anche se rischia grosso e pertanto non può uscire dal perimetro di piazza Maidan dove lo proteggono ragazzi grandi e grossi con il passamontagna. Uno viene dalla Bielorussia, come una delle prime vittime, dove la gente ha ancora meno libertà grazie alla presenza dell’ultimo dittatore ufficiale d’Europa: Lukashenko. Sodale di Putin. Ma loro, come la maggior parte di coloro che si sono asserragliati dentro i palazzi pubblici occupati intorno alla piazza, non hanno armi: rifiutano la violenza, a meno che non si tratti di autodifesa. Per questo hanno ciascuno una mazza da baseball. “Dobbiamo poterci difendere perché se riescono a farci sparire, finora mancano all’appello una ventina di manifestanti dei quali non si sa più nulla, sappiamo che ci aspettano il carcere, la tortura, ma anche la morte, come è già successo a sei di noi. Basta vedere il trattamento subito da Dmitri Bulatov, il leader di AutoMaidan che ha avuto la colpa di fare caroselli con le auto davanti alle dacie lussuose della nomenklatura, o come è accaduto a Tetiana Chornovil la giornalista investigativa picchiata a sangue per aver denunciato la corruzione di chi ci governa”.

Il video di Artisto, postato su Youtube, è anche in versione sottotitolata in inglese: “L’Ukraina è governata da gente corrotta, che ruba il pane e il lavoro ai giovani e taglia le pensioni agli anziani che hanno costruito il paese, lottato contro l’occupazione e dovuto sopportare la dittatura sovietica”. Parole di disgusto nei confronti del presidente che si è arricchito a dismisura, che ha premiato i suoi figli e non quelli degli altri. Frasi che chiedono lo stato sociale, l’uguaglianza di fronte alla legge, il rispetto della libertà di espressione e di critica, previsti dalla Costituzione del 2004, tradita dall’accentramento di potere nelle mani del presidente. “Non mi interessa la vita senza diritti, senza poter esprimere e combattere per gli ideali in cui credo. Sarebbe solo la vita del mio corpo, non della mia anima”, dice Slava sorridendo tranquillo.

Poi fa una pausa e riprende, lasciandomi stupefatta. “Uno dei miei eroi è Giovanni Falcone, che sapeva di rischiare la vita ma ha continuato a combattere pacificamente, attraverso il codice penale e l’applicazione della Costituzione per sconfiggere la mafia e la connivenza tra mafia e Stato. Lo sapeva che era quasi impossibile, ma ha fatto lo stesso il suo dovere. E’ quello che dobbiamo fare anche noi per cercare di espellere questo Stato mafioso”. Mai avrei immaginato di sentire nominare Falcone fra queste barricate di ghiaccio e pneumatici accatastati per metri nel cuore di Kiev, sorvegliate da sentinelle armate di coraggio e idee simili a quelle dei Cinque Stelle per cambiare il sistema, debellare la casta e soprattutto instaurare una democrazia partecipativa.

“Proprio pochi giorni fa i magistrati hanno derubricato il pestaggio della giornalista come un atto di bullismo stradale. Vi pare che qui ci sia una magistratura indipendente? Ma le avete viste le foto del suo volto dopo il pestaggio?”, mi dice con espressione indignata. Per lui i giudici dovrebbero ispirarsi a Falcone, non al Padrino. Così è tornato dalla Germania dove vive e lavora. “Sono sempre rimasto legato al mio Paese d’origine e, da ciò che mi dicevano gli amici e i parenti, ho capito che la situazione stava degenerando e l’indipendenza dalla Russia, ottenuta vent’anni fa, era a rischio così come i diritti civili contemplati dalla nostra Costituzione”.

Secondo questo giovane attore-musicista questa rivolta non ha nulla a che vedere con il fascismo, l’antisemitismo, il sentimento antirusso ma si tratta di una rivolta popolare contro un sistema politico-economico che usa gli stessi metodi di Putin. “Non ce l’abbiamo con il popolo russo ma con chi lo governa, non ce l’abbiamo con gli ebrei ucraini che sono parte integrante della nostra identità, non vogliamo imporre un governo fascista. I media italiani scrivono che siamo addirittura neonazisti, militanti di Svoboda (il partito nazionalista) o di Right Sector che voi traducete ‘settore destro’ e non ‘settore giusto’ come sarebbe invece corretto, che ci ispiriamo all’esercito insurrezionale collaborazionista dell’Upa di Bandera, ma non è vero. Solo una piccola fetta dei manifestanti o occupanti, scegliete voi come chiamarli, hanno questa aspirazione. La maggior parte invece non si fida più della politica. Di nessuna ideologia, di nessun partito, neanche di quelli all’opposizione, neanche della Timoshenko. Non ci fidiamo neanche dei burocrati europei, ma ci fidiamo del sistema di valori europei, che non sempre vengono rispettati anche da voi. Vogliamo invece cambiare il sistema in generale, per questo avremmo bisogno di un movimento come il vostro 5Stelle. Chiediamo una democrazia diretta, con consultazioni e referendum. Vorremmo non aver paura che qualcuno si presenti un bel giorno nella sede delle nostre ditte e ci imponga di cedergliele senza trattative, gratis e velocemente. Pena la persecuzione burocratica e le intimidazioni verbali e quindi fisiche”.

“Ci terrorizza l’idea di tornare nella famiglia russa dove se canti una canzone contro il presidente finisci ai lavori forzati per anni o se lotti per l’ambiente finisci dietro le sbarre. Per noi Putin non è né comunista né altro, è un despota, come Yanukovich che improvvisamente, dopo aver detto il contrario per mesi, decide di non firmare più il trattato di associazione con l’Europa senza prendersi nemmeno la briga di informare i cittadini della sua marcia indietro. Putroppo la rivoluzione non è un pranzo di gala, come diceva Mao, e c’è anche chi vorrebbe lasciarsi andare alla violenza. Noi non permetteremo loro di farlo. Certo quelli che voi definite fascisti e noi ‘radicali’ non staranno a farsi ammazzare senza reagire. Ma speriamo che non ce ne sia bisogno e si arrivi a una soluzione concordata per ottenere le elezioni anticipate. Se questo significa essere fascisti, giudicate voi”.

Prima di congedarsi Slava, l’Artisto, mi fa una domanda: “Come se lo spiegano gli italiani che Berlusconi critica la cultura comunista e poi è amico personale di Putin che è cresciuto nel Kgb? E come mai i suoi giornali da sempre di destra ci accusano di essere di destra? Il problema è che i media main stream, così come quelli di Berlusconi non servono i lettori ma gli interessi dei loro editori, gruppi che fanno spesso affari con la Russia piena di gas e risorse naturali. Noi tutti siamo vittime delle lobby finanziarie transnazionali, dei poteri forti mondiali e della loro propaganda. Chi ci giudica dovrebbe venire qui a vedere cosa facciamo e per cosa lottiamo”.