La Popolare di Vicenza chiederà un miliardo di euro ai soci – vecchi e nuovi – e parte di queste munizioni potrebbero essere destinate a riaccendere il risiko bancario. Di dossier sul tavolo ce ne sono diversi, da Veneto Banca a Banca Etruria, ma al momento nulla è stato definito. A dettare la linea sono il presidente Gianni Zonin e il direttore generale Samuele Sorato in una conferenza stampa straordinaria convocata in seguito alla riunione del consiglio d’amministrazione che ha varato due aumenti di capitale da varare nel corso del 2014.

La prima tranche da 700 milioni verrà realizzata in questo semestre e sarà riservata ai soci storici della banca vicentina; il secondo, invece, da massimi 300 milioni sarà riservato a nuovi soci interessati a entrare nella compagine della Bpvi, che avranno tempo un anno per farsi avanti. Queste risorse, ha spiegato Zonin, serviranno “sia a eventuali operazioni straordinarie di crescita sia al rafforzamento patrimoniale in modo da renderlo in linea con i più elevati standard europei e al sostegno di una politica di aumento dei crediti alle imprese”.

D’altra parte, Sorato, ha precisato che la Popolare di Vicenza definirà a stretto giro i dettagli delle due operazioni. Al momento, ha spiegato, la Vicenza ha un coefficiente patrimoniale Core tier 1 al 9% e visto che l’obiettivo è quello di competere con i primi gruppi bancari europei, che hanno un ratio attorno all’11-12%, per effetto della ricapitalizzazione “arriveremo ad avere un Core Tier 1 superiore al 12,5%”.

Sul tema aggregazioni ha precisato invece che la banca non è ancora entrata in fase avanzata con nessuno dei potenziali soggetti da acquisire se non con Banca Etruria, per cui ha già presentato una manifestazione d’interesse ed ha ricevuto l’invito ad accedere in data room. “Bisognerà aspettare comunque l’approvazione del bilancio e l’assemblea dei soci” prima di imboccare una strada più definita, ha precisato Zonin, che ha ribadito più volte la centralità della Banca d’Italia in questa partita e in particolare nella scelta del soggetto con cui aggregarsi. Lo stesso presidente ha poi escluso la possibilità di realizzare acquisizioni attraverso offerte pubbliche d’acquisto. “Non abbiamo mai pensato ad un’Opa, spesso sono ostili” e soprattutto “non si lanciano sulle sorelle popolari”. Queste operazioni si fanno “solo se si è d’accordo” e soprattutto i soci della Vicenza non hanno nessun interesse a quotarsi in Borsa.