L’altro giorno ne parlavo con Corrado Augias (si pensi quello che si vuole delle sue opinioni, un gentiluomo), concordando che il cospicuo numero di ragazze e ragazzi aggregati dal M5S sono un capitale umano inestimabile. Non avevo ancora visto la vergognosa imboscata messa in atto da Daria Bignardi durante le sue “Interviste Barbariche, a danno di un esemplare tipico di questa fascia generazionale e che seguo con attenzione dal giugno dell’anno scorso, quando ascoltai un suo intervento parlamentare sul tema delle sedicenti “missioni di pace” dello Stato italiano e relativi morti sul campo: Alessandro Di Battista. Il cui padre sarebbe un convinto nostalgico.

Una vera canagliata di cui la stessa conduttrice è sembrata rendersi conto, visto l’imbarazzo con cui è arrivata alla fine dell’incontro; smarronata a cui mi sembra profondamente fuori registro replicare – come vedo si sta facendo – mettendosi sullo stesso piano: le colpe dei padri (Di Battista) non ricadono sui figli così come quelle dei suoceri (Adriano Sofri) sulle nuore.

Ma nel frattempo la stampa nazionale è tutta un rosario di solidarietà nei confronti della “non soltanto furbetta e malignetta” Bignardi, investita da una buona dose di critiche. Per cui mi permetto di ritornare sulla vicenda con alcune considerazioni:

1)  Come ci sono le “amazzoni di Silvio” (Ravetto, Biancofiore, Santanché), pronte a qualsivoglia killeraggio mediatico, ha fatto capolino un’altra tribù velenosa, seppure sottotraccia: le “amazzoni del potere rosé” (oltre la Bignardi potremmo includervi tanto per cominciare la Lucia Annunziata), legatissime a una sinistra-establishment costituita da legami relazionali che un tempo avremmo definito “blasé”. Difatti lo sguardo di sufficienza bignardesca nei confronti del ruspante Di Battista sembrava dire “ma questo è un truzzo”.

2) Di Battista ha messo in crisi per buona parte del colloquio tale sufficienza con le armi della franchezza e della semplicità (l’accusa di essere “lombrosiano” quando poneva in connessione posture e personalità ha un precedente autorevole: Sylos Labini disse che “guardando Cesare Previti era indotto a pensare che la fisiognomica è una scienza esatta”). Preoccupanti invece – per un vecchio liberale – sono alcune tracce di cultura politica che facevano capolino dai suoi ragionamenti: il ragazzo si potrebbe definire un “cattocomunista” con tracce di “sindrome da Torquemada” (i credenti fanatizzati che ti mandano al rogo per redimerti). Che la congiuntura politica vigente non aiuta a far evolvere verso un più maturo atteggiamento critico.

3) Sulla congiuntura: a mio parere sono in atto due operazioni opposte e sinergiche di costruzione illusionistica della realtà. Chi ha visto la puntata di Agorà dello scorso lunedì può essersene reso conto, nella convergenza apparentemente contro natura tra la Ravetto (FI) e il giornalista de la Repubblica: un fronte vastissimo, che va dai principali giornali ai partiti di maggioranza, ci sta facendo credere che è all’avvio una grande stagione di riforme; quando alle porte c’è solo la spartizione di spazi elettorali tra Renzi e Berlusconi. A fronte dell’altra mistificazione allucinogena, del duo Grillo-Casaleggio (coadiuvati dai bullismi alla Claudio Messora) con cui imbottiscono i loro adepti rinominati “guerrieri”: la simulazione di una guerra di liberazione che sembra uscita da un fantasy.

Già un anno fa avevo scritto in questo spazio che paventavo il rischio di impazzimento per le giovani energie messe in campo dal fenomeno M5S, strette tra le spregiudicate manipolazioni dei loro mentori e le dure repliche della realtà.

Le conferme che sto ricevendo non mi procurano la benché minima soddisfazione.