Caro Segretario del Pd Matteo Renzi,

tempo fa, durante una puntata di Servizio Pubblico, feci un parallelo tra lei e il suo acerrimo nemico D’Alema. Del nutrito elenco di somiglianze faceva parte anche la vostra comune “sindrome di Stoccolma” nei confronti di Berlusconi – lei in visita ad Arcore, lui a Mediaset nel ’96, accolto dall’allora direttore di Canale 5 (e successivamente suo spin-doctor ripudiato) Giorgio Gori. Ora lei ha aggiunto un nuovo tassello: come per la Bicamerale dalemiana, ha stretto un accordo con Berlusconi sulla legge elettorale.

Va bene che non si poteva non parlare anche con lui, in quanto leader di FI, ma perché soprattutto con lui? La proposta che poi ha portato alla direzione del Pd (con un ingiuntivo “prendere o lasciare”) e agli altri partiti è infatti nata dal vostro incontro e – differenza non irrilevante rispetto ai tempi della Bicamerale Berlusconi è fuori dal Parlamento perché condannato definitivamente e in attesa di affidamento ai servizi sociali. Come si possono decidere le regole della nostra democrazia con chi ha frodato il Paese ed è interdetto dai pubblici uffici?

Oltretutto facendosele imporre, come nel caso della rinuncia alle preferenze. Lo avete ammesso sia lei che la sua fedelissima Boschi: “C’è il veto di FI”. Pensare che, caro Renzi, nel programma con cui si presentò alle primarie del 2012 scrisse: “I deputati devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini”; e in quello delle primarie 2013: “Una legge elettorale che restituisca ai cittadini il sacrosanto diritto di scegliere a chi affidare i propri sogni, le proprie speranze, i propri progetti” . Poi ha incontrato Berlusconi e sono rimaste le liste bloccate. Più corte, certo, e “tanto poi faremo le primarie”. Ma gli elettori degli altri partiti che invece le primarie non le faranno? Niente scelta, beccatevi quello che decidono le segreterie. 

Com’è che Berlusconi riesce sempre a stregarla? “Mi sono sempre divertito quando ho incontrato Berlusconi – scrisse nel suo libro Fuori! – un ospite cordiale e disponibile”, “una personalità incredibile, fuori dalla media, in tutti i sensi”, “qualcosa di buono, elegante, simpatico me la doveva dire”, fino all’ammissione: “In tanti mi dicono che dovrei essere più antiberlusconiano. Ma io non riesco a odiare Berlusconi, neanche sforzandomi. Non ce la faccio. È più forte di me”, “È consolante avere un comodo capro espiatorio, ma per me non può funzionare così. Berlusconi è il grande alibi per la sinistra italiana”.

Sull’ultima frase sono d’accordo con lei: non su B. capro espiatorio (ma come le è venuto in mente?), bensì B. alibi della sinistra italiana. Perciò me la prendo con lei, e non con lui.

“Quando arrivi a certi livelli”, la cito ancora a proposito di Berlusconi, “ti circondano ruffiani e mezze calze, ma solo pochi veri amici che ti vogliono bene per quello che sei e non per quello che possono ottenere da te”. Ora lo sta provando anche lei. Apprezzerà che, almeno io, non mi unisca al coro.

Un cordiale saluto.

il Fatto Quotidiano, 25 gennaio 2014