Se fossi Berlusconi, riderei di gusto. E riderei perché, a distanza di una manciata di giorni dall’incontro con Renzi nella sede del Pd:

  1. Tutto il sistema politico-mediatico italiano parla continuamente e ossessivamente di me (di nuovo!). A tutte le ore (ah ah ah).
  2. Non solo: la parte a me avversa del sistema politico-mediatico italiano parla di me mostrando ansia, sconcerto, persino paura: “cosa starà tramando?”, si chiedono guardandosi alle spalle (ih ih ih).
  3. Dopo l’incontro al Nazareno, no, meglio ancora, dopo il modo in cui Renzi ha presentato alla direzione del Pd i risultati dell’incontro (“Ecco la legge elettorale: prendere o lasciare”), il Pd ha reso non solo più evidenti ma più acute (eh eh eh) le sue spaccature interne (le dimissioni di Cuperlo sono solo la punta dell’iceberg).
  4. La parte più controversa dell’accordo fra Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale riguarda la mancata reintroduzione del sistema delle preferenze, e su questa cosa Renzi ha detto chiaramente che non dipende da lui. Come dire (ih ih ih): nell’accordo ha vinto Berlusconi.
  5. Più passano i giorni, più la battaglia in Parlamento sulla legge elettorale si preannuncia dura, durissima, di una durezza che viene innanzi tutto (ah ah ah, uh uh uh) dallo stesso Pd. Come dire: si distruggeranno fra loro e, se la legge non passerà, depotenzieranno Renzi, che è l’avversario più temibile per Berlusconi.

Ah, dimenticavo: se fossi Berlusconi riderei con particolare gusto (eh eh eh), con soddisfazione quasi fisica (oh oh oh) di tutti quelli che hanno inteso il mio andare in casa Pd (invece di chiamare Renzi a casa mia) come un segno di debolezza, un cedimento, un mio abbassare la testa. Poveracci, penserei: lo sa qualunque venditore che i migliori affari si fanno andando a casa dei potenziali clienti. Lo sa persino l’ultimo venditore di aspirapolvere: se riesci a entrare dall’uscio, la vendita è quasi certa. Come andranno a finire tutte queste risate? Lo scopriremo solo vivendo. Ma intanto Berlusconi se la ride, eccome.