Quella del “libero mercato” è una balla colossale, come si sono rese conto da tempo le persone intelligenti e intellettualmente oneste. Il “libero mercato” non regge in un mondo sempre più assoggettato ai voleri e alle decisioni di un numero estremamente limitato di soggetti, multinazionali e, soprattutto, nella fase attuale della globalizzazione, banche e società finanziarie, dedite all’attività proficua della speculazione finanziaria (vantaggiosa per chi la compie quanto nociva per il resto delle persone).

La prevalenza della speculazione, sia nella sfera economica che in quella ideologica e dei valori, produce com’è noto fenomeni di degenerazione, spesso irresponsabilmente assecondati dalle autorità pubbliche, come il dilagare del gioco d’azzardo con connesse ludopatie, che assorbe in media ben un ottavo dei bilanci familiari della povera Italia, come è stato calcolato. La frenesia di trovare comunque risorse finanziarie per tacitare e sfamare la vorace finanza aveva addirittura determinato, qualche tempo fa, la penalizzazione dei Comuni che non fossero sufficientemente proni a sottomettersi ai desideri dei gestori del gioco d’azzardo

Un altro settore, anzi il settore principe dell’intervento delle mafie finanziarie, è com’è noto quello del narcotraffico, fenomeno in allarmante crescita in cui si incrociano gli interessi della criminalità organizzata e la cosiddetta finanza ombra, libri, film e fiction sono state realizzate sul tema.

L’unica soluzione in grado di colpire in modo decisivo questi interessi, liquidando il mercato nero delle droghe, è quello della liberalizzazione controllata del commercio e uso delle sostanze stupefacenti. Vari passi avanti sono stati compiuti su questo piano di recente. Dalle scelte rivoluzionarie in materia dell’Uruguay di Pepe Mujica, agli esperimenti in corso in Colorado e nello Stato di Washington, sulla liberalizzazione della marijuana a scopo ricreativo. Sul tema del narcotraffico, inoltre, è in corso attualmente la terza fase dei negoziati tra Farc e governo colombiano all’Avana, che si spera possa dare presto risultati positivi, come già i due precedenti confronti relativi alla proprietà della terra e alla partecipazione politica.

L’Italia, come al solito, rischia di essere il fanalino di coda, dati i molti fraintendimenti e le ipocrisie che contrassegnano il dibattito nazionale in materia. Un momento importante per avanzare su questo terreno potrebbe essere costituito dalla manifestazione promossa l’8 febbraio a Roma per la cancellazione della legge Fini-Giovanardi. Tale legge fa un grosso favore alle mafie, parificando in modo dissennato, le pene previste per la detenzione e lo spaccio delle droghe leggere a quelle previste per la detenzione e lo spaccio delle droghe pesanti. Questione della quale è stata investita anche la Corte costituzionale che dovrebbe prossimamente pronunciarsi in merito. La questione è stata sollevata dalla Corte di cassazione che ha ipotizzato la violazione del principio di proporzionalità. Il ricorso è inoltre fondata sulla presunta violazione, da parte del Parlamento, dei limiti posti al suo intervento emendativo dei decreti-legge, sotto “il profilo dell’estraneità delle nuove norme inserite nella legge di conversione all’oggetto, alle finalità e alla ‘ratio’ dell’originale contenuto del decreto legge”. Nella direzione giusta sembra andare anche la proposta formulata dal Movimento Cinquestelle, su cui si potrebbe aggregare un ampio consenso in questo o nel prossimo Parlamento.

tenendo presente che a quest’ultima dovrebbero essere affiancate misure di regolamentazione di un mercato molto peculiare  nella direzione della tutela dei consumatori.

L’abolizione dell’insensata parificazione, ai fini della sanzione penale, fra droghe leggere e droghe pesanti, può costituire il primo passo per un più ampio percorso di liberalizzazione delle cosiddette droghe leggere, in primo luogo la cannabis e i suoi derivati, sulla scia delle esperienze innovative precedentemente citate. Dovrà pertanto aprirsi, anche in Italia, un approfondito dibattito sulle modalità della liberalizzazione, tenendo presente che a quest’ultima dovrebbero essere affiancate misure di regolamentazione di un mercato molto peculiare  nella direzione della tutela dei consumatori. Un dibattito su questi temi è in corso negli Stati Uniti, come esemplificato da vari articoli tradotti e riprodotti da Internazionale in edicola da oggi.