Speranza per le ditte automobilistiche di tutto il mondo. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, il mercato auto della Repubblica popolare cinese probabilmente manterrà lo slancio che ha riacquistato nel 2013, aiutato da una serie anticipata di misure di stimolo economico e dalla robusta domanda nelle città più piccole delle regioni interne della Cina (si tratta sempre di città dell’ordine di qualche milione di abitanti in ogni caso). Nonostante il crollo del biennio 2011-2012, nell’ultimo decennio la domanda di auto in Cina è spesso salita del 30/40 per cento all’anno. Certo non si può sperare che la crescita si mantenga agli stessi livelli, ma i dati dell’Associazione cinese dei costruttori di automobili (Caam) per il 2013 fanno ben sperare.

Le vendite sarebbero aumentate del 13,9 per cento raggiungendo quasi 22 milioni di veicoli venduti. Anche se i giorni di crescita geometrica sono finiti – come dicono gli esperti – l’anno scorso il mercato cinese è risalito in maniera convincente. La notizia è un sollievo per le case automobilistiche di tutto il mondo la cui attività è ancora compromessa dalla debolezza della domanda in Europa e da un ulteriore rallentamento della crescita previsto negli Stati Uniti per quest’anno. Sempre secondo Reuters tra le case automobilistiche mondiali Volkswagen, General Motors e Ford sono quelle che con ogni probabilità beneficeranno maggiormente di un secondo anno di crescita. Tutte e tre le aziende sono molto forti sul mercato cinese. Le previsioni di Volkswagen, per esempio, si sarebbero già rivelate fin troppo caute. L’azienda tedesca infatti aveva calcolato che la domanda di veicoli in Cina sarebbe cresciuta a tassi annui compresi tra il 5 e il 7 per cento nei prossimi cinque anni. Ma probabilmente sarà maggiore.

Gli stessi dati della Caam mostrano come nelle importazioni di veicoli dall’Europa, la Gran Bretagna sia in risalita (19,1 miliardi di dollari) e come abbia superato anche il mercato italiano grazie alle Range Rovers e a altre macchine di lusso destinate al mercato dei nuovi ricchi cinesi. La Francia, che mantiene il secondo posto dopo la Germania, scende invece di circa 3 punti percentuale (23 miliardi di dollari). E la Germania si mantiene stabile al primo posto, essendo le sue esportazioni quasi equivalenti alla somma di quelle di tutti gli altri paesi europei. Le importazioni da Usa e Europa sono accresciute anche dal calo delle vendite di vetture giapponesi in Cina. Secondo diversi analisti Nissan, Toyota e Honda stanno soffrendo le tensioni politiche tra Tokyo e Pechino. Ciò non significa che non possano beneficiare almeno un po’ della rinnovata forza del mercato cinese.

La principale fonte di preoccupazione deriva dalla visita dello scorso mese del primo ministro giapponese Shinzo Abe al santuario di guerra Yasukuni, interpretato come una provocazione da Cina e Corea del Sud. Lo stesso Lui Caiman, vice segretario generale dell’Associazione dei costruttori di automobili di Guangzhou, ha messo in guardia le cause automobilistiche giapponesi sugli effetti della discussa visita di Abe: “Questo è il più grande rischio alla crescita – ha specificato – e le case automobilistiche non possono controllarlo”. Così anche i giapponesi, per invertire la tendenza, hanno in mente di lanciare sul mercato cinese suv e macchine di lusso. Con buona pace dell’emergenza inquinamento atmosferico vissuta su gran parte del territorio della Repubblica popolare per tutto il 2013.

di Cecilia Attanasio Ghezzi