La Fiat ha concluso una settimana fa l’accordo con il sindacato USA per salire al 100 per cento di Chrysler. La notizia, certamente positiva, celebrata da tutti i media non elimina i rischi industriali per il futuro dell’azienda torinese. L’unione tra Chrysler e Fiat è un colpo di Sergio Marchionne, il quale è riuscito, tramite un esborso limitato di cassa da parte della casa italiana, a raggiungere il 100 per cento del colosso americano in poco meno di 5 anni. Un colpo importante che ha salvato Fiat dalla crisi economica europea che ha di fatto falcidiato il mercato dell’auto. Se Marchionne è riuscito a salvare Fiat negli scorsi anni, il futuro rischia di non essere molto facile, come dimostra l’allerta di un ulteriore taglio del merito di credito di Fiat, che già è a livello spazzatura secondo Moody’s.

Proprio l’acquisizione della restante quota di Chrysler da parte di Fiat consuma preziosa liquidità, secondo Moody’s, in un momento in cui la casa torinese continua ad avere un “free cash flow”, cioè il flusso di cassa disponibile per l’azienda, negativo. Il rapporto tra Marchionne e le case di valutazione del debito non è mai stato roseo, ma rischia di diventare ancora più complesso in futuro. Ma quali sono le preoccupazioni maggiori per il futuro della casa guidata da Marchionne? In Italia dal 2007 al 2013 si sono “perse per strada” quasi 1,2 milioni di immatricolazioni, mentre per la sola Fiat le vendite sono scese da 780mila a poco più di 370mila. In Europa, Fiat ha visto la quota di mercato arrivare al 5,8 per cento nel mese di novembre dello scorso anno. Nel Vecchio Contiente, la casa torinese è ormai il settimo produttore, ben distante dal leader Volkswagen che vende oltre 4 volte il numero di veicoli di tutto il gruppo Fiat. La sola Audi, ad esempio, ha registrato nel 2013 vendite superiori a Fiat e Alfa Romeo messe insieme. Negli Usa indubbiamente il gruppo ha avuto buoni risultati, essendo arrivata a superare l’11 per cento della quota di mercato e da quando è subentrato Marchionne, Chrysler ha visto aumentare le proprie vendite da 1,45 a 1,65 milioni di veicoli.

Questo significa che il recupero di vendite di Chrysler in tutti gli Stati Uniti è stato inferiore alla diminuzione delle vendite Fiat in Italia. Grazie all’entrata nel mercato americano, ora il gruppo torinese non è più euro-centrico, ma non è ancora globale. Le vendite sono ancora lontane dai 6 milioni di auto l’anno, indicato da Marchionne come obiettivo. Per raggiungerlo vi sarà bisogno di un’alleanza, probabilmente in Asia, dove la presenza di Fiat è quasi nulla. In Cina, primo mercato mondiale, la casa torinese ha una presenza residuale, ma in generale in tutto il mercato asiatico Fiat ha quote decimali. Chi conosce bene l’auto, sa che il mercato asiatico è più grande di quello europeo e americano messi insieme. Come si fa dunque a parlare di un produttore globale, se la casa non è praticamente presente nel primo mercato?

I produttori globali sono Volkswagen, Toyota, GM e in parte Renault-Nissan e Marchionne dovrà cercare velocemente delle soluzioni per non rimanere ancora più indietro. Probabilmente, come indicano alcuni rumors di mercato, Fiat si alleerà con Mazda o qualche altro marchio presente in Asia, ma difficilmente Marchionne potrà fare una scalata con una liquidità che tende ad essere erosa, come ricorda Moody’s. Fiat deve fare in fretta. Sono passati cinque anni dal giustissimo “sbarco in America”, ma in un mercato globale non bisogna mai fermarsi. La pressione competitiva è sempre più elevata, con i marchi coreani sempre più forti e quelli cinesi che iniziano a mettere la testa fuori dal loro Paese, come insegna proprio il caso di acquisizione del 25 per cento di Peugeot da parte di Dongfeng o quello dei marchi Rover e Saab. La sfida dunque per Fiat è appena cominciata e Marchionne lo sa bene. La festa per la celebrazione dell’acquisto del 100 per cento di Chrysler è durata solo una settimana. 

@AndreaGiuricin