“Sempre caro mi fu quest’ermo colle…”. L’Infinito di Giacomo Leopardi va a tarallucci e vino, quelli di un agriturismo che potrebbe sorgere sulla collina marchigiana dove ha vissuto il poeta recanatese, uno dei più grandi pensatori della storia italiana. Grazie a lui il paesaggio diventa opera d’arte; Leopardi dipinge con le parole un luogo, lo fotografa con la penna e lo regala ai posteri.
‘Chi se ne frega’ avrà pensato il proprietario di un antico casale (che il poeta conosceva bene) che vuole demolirlo e ristrutturarlo per far posto a un più grande agriturismo con locali interrati proprio nel cuore della collina, come denuncia il FAI. Anche la Soprintendenza ha definito la ristrutturazione in netto contrasto con i valori paesaggistici e architettonici. I proprietari tuttavia hanno vinto il ricorso al Tar delle Marche ottenendo l’annullamento della decisione della Soprintendenza. Adesso, il prossimo 4 marzo, toccherà al Consiglio di Stato entrare nel merito. Nel frattempo tutto è sospeso.

Il paesaggio, Leopardi lo ha dimostrato, non è solo fonte di ispirazione ma anche bene da ammirare e tramandare. Sono migliaia i turisti che ogni anno vanno a Recanati e passeggiano lungo viale del Colle Infinito cercando la pace e la ‘profondissima quiete’ cantata e decantata da Giacomo Leopardi. L’agriturismo si può fare altrove così da non far prevalere il diritto al profitto su quello della tutela del paesaggio che ha ispirato Leopardi.

Il territorio non è immutabile e segue l’avvicendarsi delle stagioni dell’uomo. Un prato, un terreno, un campo, un rudere, o un palazzo cambiano natura seguendo il percorso dell’uomo nella storia. Anzi, la sua mano, quando tende al bello, li trasforma in opere d’arte. La cultura è di per sé forza di cambiamento, proprio perché senza mutamento essa stessa non esisterebbe. Ma con rispetto, potremmo aggiungere. È lecito plasmare un pezzo di marmo grezzo (che nulla ha di artistico in quanto tale), non una statua di Rodin (perché trasformandola la si ucciderebbe). Il Duomo di Milano, altro esempio, è stato concepito e costruito come luogo di preghiera, adesso vogliono trasformarlo in un belvedere per milioni di turisti snaturando la piazza con un ascensore di ferro e vetro.

Così, in questa Italia senza più memoria né rispetto dove si crede che Hitler sia diventato Cancelliere nel 1979, sembra incredibilmente attuale la chiusa dell’Infinito: “così tra questa immensità s’annega il pensier mio: e il naufragar m’è dolce in questo mare” (di guai).

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Riceviamo e pubblichiamo la replica dell’avvocato Alessandra Piccinini del 13 Gennaio 2014

Scrivo in nome e nell’interesse della Signora Anna Maria Dalla Casapiccola, al fine di replicare all’articolo del 21 dicembre u.s. apparso sul blog del dott. Davide D’Antoni. Faccio presente, al riguardo, che Il Fatto ha già pubblicato una nostra replica all’articolo apparso sulla edizione on line del 23 agosto u.s., a firma del dott. Teolato, e che le informazioni che a suo tempo avevamo fornite evidentemente non sono state prese in nessuna considerazione dall’autore dell’articolo, dott. D’Antoni, esponente del FAI, che torna a parlare di rilevanti incrementi di volumi, realizzazione di volumi interrati ‘nel cuore della collina’ , trasformazione in agriturismo ed altre circostanze che non rispondono al vero ed erano già state smentite nella precedente replica. Il tenore dell’articolo, tutt’altro che imparziale data la qualifica di chi lo ha scritto appare, inoltre, gravemente inopportuno visto che è stato scritto a ridosso di una importante udienza non da un giornalista terzo, bensì da un esponente del FAI, controparte processuale della Signora Dalla Casapiccola: faccio presente al riguardo che il FAI è parte in causa in quanto intervenuto nel giudizio in Consiglio di Stato, per sostenere il MIBAC contro la mia assistita, con un atto di intervento la cui tempestività ed ammissibilità devono essere ancora valutate dal giudice. Il tenore dell’articolo, che non tiene conto dei dati reali e delle informazioni fornite ad agosto dalla mia cliente, ci obbliga quindi a ribadire quanto segue:

1. Il progetto in questione prevede una semplice ristrutturazione di un edificio da destinare ad uso abitativo e riguarda volumi già esistenti, dei quali si prevede addirittura una leggera riduzione, passando da una cubatura iniziale di 1012,52 mc ad una cubatura finale di 1007,21 mc.

2. Il vincolo di tutela del colle dell’infinito (apposto nel 55) è un vincolo di natura paesaggistica, che ha la funzione di tutelare una visuale panoramica. Tale vincolo, cito testualmente, prescrive la salvaguardia della “spontanea concordanza e fusione tra l’espressione della natura e l’opera dell’uomo“, ma non preclude in alcun modo interventi di ristrutturazione e “non costituisce divieto assoluto di costruibilità”. La realizzazione del progetto non pregiudica in nessun modo il panorama. Anzi, è proprio il paesaggio circostante il casolare, attualmente in stato di forte degrado, a beneficiare di una riqualificazione. Del resto, pure l’autorimessa interrata (non un rilevante volume, ma un semplice garage) è stata progettata in modo tale da non impattare sulla visuale panoramica. Non è prevista la realizzazione di alcun agriturismo. A dimostrazione di quanto detto, è sufficiente confrontare una fotografia dello stato attuale con il rendering:

Confronto prima – dopo

3. Ebbene, il Tar Marche ha annullato il parere negativo dato dalla Soprintendenza, ed il Consiglio di Stato non ha svolto, sino ad oggi, nessuna considerazione nel merito. Ci stupiscono sia l’appello della Soprintendenza (che ben poteva percorrere la strada di esprimere un nuovo parare dando per iscritto delle prescrizioni progettuali), sia la posizione assunta dal FAI. Entrambi, infatti, in casi ben diversi e più importanti di questo, collocati nella stessa area e caratterizzati dalla stessa disciplina urbanistica, non hanno espresso alcuna lamentela. (si pensi al B&B realizzato proprio nella casa di ‘Silvia’ ). Il perché di tanto accanimento non può che essere, dunque, ricondotto ad una ingiustificata ed assurda presa di posizione.

4. Difatti, il parere negativo della Soprintendenza si basava su una mera presa di posizione relativa in parte a questioni rispetto alle quali la Soprintendenza non ha alcuna competenza e, in parte, come pure riconosciuto dal TAR, su questioni meramente speculative (“motivazioni apparenti”). Per queste ragioni il TAR ha addirittura condannato la Soprintendenza al rimborso delle spese del giudizio.

5. A questo proposito, più volte, e contrariamente a quanto dichiarato dalla Soprintendenza, in svariati incontri che si sono tenuti anche subito dopo la pubblicazione della sentenza del Tar Marche, abbiamo chiesto al responsabile del procedimento ed agli organi di vertice della Soprintendenza stessa di esplicitare eventuali prescrizioni progettuali, che la Signora Dalla Casapiccola si era dichiarata, anche a prescindere dalla pronuncia del TAR, comunque disponibile a recepire.

6. La Signora Dalla Casapiccola si era dichiarata disponibile anche a rilasciare una fidejussione personale (che non è per legge dovuta né necessaria in questi casi) a garanzia della bontà del risultato finale. Ma anche su tale punto non abbiamo mai ricevuto alcuna risposta dalla Soprintendenza.

7. D’altra parte, la Signora Dalla Casapiccola ha sempre agito nella prospettiva di concorrere alla conservazione dell’eccezionale valore paesaggistico del colle dell’infinito, ed in questa stessa prospettiva, nonostante il piano regolatore approvato dal Comune nel 1997 (con parere favorevole della Soprintendenza!) le riconoscesse la possibilità addirittura di triplicare la volumetria del proprio casolare, ha deciso di non farlo, limitandosi ad un mero intervento di recupero.

8. Non c’è alcun rischio che la vicenda costituisca un pericoloso precedente, perché, nella zona in questione, non ci sono altri lotti edificabili.

9. Le vere notizie sono, semmai l’assurdo pregiudizio e la strumentalizzazione politica che connotano a priori questa vicenda da oltre un decennio.

10. Non possiamo che rilevare, da ultimo, che il punto di vista dell’autore dell’articolo è tutt’altro che laico ed imparziale, essendo Egli, come dichiarato espressamente nel suo blog, esponente del FAI, e dunque parte in causa in quanto detta fondazione è intervenuta nel giudizio (con un intervento la cui ammissibilità e tempestività, sul piano processuale, sono tutte da valutare in fase di merito).

Avv. Alessandra Piccinini

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Controreplica del 13 Gennaio 2014

Il FAI non è un partito politico e non difende interessi economici e/o di categoria. Ha nel suo DNA la difesa del patrimonio artistico e paesaggistico italiano. Il Consiglio di Stato, il prossimo 4 marzo, stabilirà se questi principi sono stati rispettati a Recanati. Il Ministero dei Beni Culturali e il FAI ritengono di no. Questo è stato raccontato nel mio blog. Infine, basta leggere la mia bio per capire che un volontario come me non ha interessi economici da difendere, a differenza di un privato che affitta mini appartamenti utilizzando il nome del grande Giacomo Leopardi. Il giornalista racconta, l’imprenditore fa affari. Teniamo distinti i ruoli.  

Davide D’Antoni

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Controreplica dell’avvocato Piccinini del 13 Gennaio 2014

La mia assistita non gestisce alcun agriturismo denominato ‘Casa Leopardi’ e non utilizza in alcun modo il nome del Poeta. L’intervento a cui si riferisce il giornalista non c’entra assolutamente nulla con la Signora Dalla Casapiccola ed era stato da me segnalato esclusivamente come termine di paragone. Mi pareva di averlo ben spiegato nei commenti ma evidentemente non c’è stata una attenta lettura da parte del giornalista.