“Siamo stufi di essere presi in giro”. E’ la stessa identica frase che ho sentito dire da chi manifestava in piazzale Loreto a Milano e in via Ostiense a Roma.

E già qua nasce il primo dilemma linguistico: come definirli? “Movimento 9 dicembre”? “Forconi“? 

Alla mia domanda, hanno semplicemente risposto: “Siamo persone disperate”. E a molte di loro gliela leggi in faccia, la disperazione. Quella vera. Quella che ti fa scendere in piazza senza sapere bene cosa fare.

Il problema non sono loro.

Il problema sono coloro che – anche da questa disperazione – sperano di trovare il loro tornaconto. Come quelle aziende che dichiarano lo “stato di crisi”, pur non essendo alla canna del gas, pur di usufruire degli aiuti di Stato.

Qui c’è gente che per racimolare un pugno di voti, un po’ di visibilità o qualche accolito in più, soffia su quella disperazione. C’è chi si volta dall’altra parte lasciando campo libero alle peggiori e più becere dichiarazioni razziste (“La crisi? Colpa dei banchieri ebrei…”). C’è chi si dichiara economicamente disperato e si presenta in Jaguar (va bene, approfittava di un passaggio, ma il tanto decantato “senso della misura” vale sempre e solo per gli altri?).

Abbastanza singolare, poi, che chi chiede che questa classe politica (tutta) “vada a casa” permetta una strumentalizzazione politica così evidente. Non a caso in molti si sono sfilati dalla manifestazione di ieri a Roma e tanti (tantissimi) sono rimasti a casa.

Ma l’evento che mi ha  lasciato più perplesso, è stato quello di cui sono stato testimone oculare.

Il 9 dicembre – il giorno in cui è scoppiata la protesta – quattro ragazzi che si sono dichiarati di Forza Nuova, hanno dato vita a un blocco stradale, proprio sotto la sede di Repubblica (dove si trova anche Radio Deejay) in Via Cristoforo Colombo, a Roma.

Sono arrivati e hanno lanciato quattro fumogeni per bloccare la strada. Poco dopo sono arrivati due poliziotti in moto della Polizia Municipale. Li hanno osservati un po’ da lontano e dopo poco li hanno raggiunti. I quattro manifestanti se la sono data a gambe levate. Fine della protesta eclatante.

A Torino, a parte pochi dimostranti, durante il recupero della partita di Champions League della Juventus, per strada non c’era più nessuno. Qui c’è chi gioca a far la Rivoluzione ma solo in pausa pranzo.

Possibile che chi abbia dei motivi seri e drammatici per protestare, accetti un comportamento del genere? 

Altro che “politica liquida”. Qui siamo ad uno stadio più avanzato. Siamo alla “politica eterea“.

E il rischio concreto è che le buone ragioni se le porti via il vento.