Tangentopoli per la generazione che oggi ha quarant’anni e qualcosa – o qualcosa meno – è stata per certi aspetti una goduria. Un sistema che pareva eterno – l’Italietta partitocratica del “lei non sa chi sono io” – crollava come un castello di carte. False. Ricordo amici che hanno goduto, ma goduto davvero, alla notizia del mandato di cattura nei confronti di Craxi. C’è gente che si fa pippe storiche, epocali, d’attualità, liberatorie e non per perversione da capro espiatorio. Per inciso, votava Lega.

Poi è arrivato il conto della Prima Repubblica: i criteri di Maastricht deprimono l’economia, i concorsi pubblici si bloccano, e lo Stato – grande datore di lavoro come in Grecia – non assume più. La situazione non era devastante come oggi, ma non c’era neanche lo spirito startapparo – direbbero al Pigneto – e alternativo per cui uno prende su e va in Australia a fare la raccolta del mango, chiama la mamma via Skype dalla piantagione dotata di wi-fi, e col couchsurfing si concede pure un mese in Vietnam a dieci dollari. Ma i segni dello scazzo zen, del take-it-easy e no-problem, dopo il tremendo periodo yuppie – nella mia classe si facevano classifiche delle macchine possedute dalla famiglia, e io ero sempre in fondo –, si potevano cogliere (nessuno andava più in giro in macchina d’estate coi finestrini sigillati per far vedere che aveva l’aria condizionata che non aveva).

Uno di quei segni è stato Il grande Lebowski. Il controfenomeno rispetto a Wall Street, alla stronzaggine eretta a estetica Anni 80. Drugo, cioè Jeffrey Lebowski, ha un “cesso di macchina”, la panzetta, si fa le canne, sorseggia perennemente white russian; e tra una disavventura e l’altra si snobba la strafica in costume che gli chiede di asciugargli le unghie dei piedi soffiandoci sopra e poi propone un pompino per mille dollari (“Vado un attimo a fare bancomat”, risponde, e sparisce). Un goccio di Fantozzi, ma più cool, mischiato con lo spirito gonzo alla Hunter Thompson delle Cronache del rum. Si sente l’eco degli anni 60 ma in chiave postideologica: in una memorabile scena al bowling Steve Buscemi confonde Lenin con Lennon. Una mistica della marginalità lontana dalla militanza alternativa alla No Tav, ma che non parteggerebbe per l’Alta velocità. Che il film dei Coen fosse più di una pellicola lo dimostra il culto relativo: il Dudeismo (da dude, appellativo colloquiale, come dire: tizio).

Una specie di buddismo bukowskiano. E poteva mancare una sacra scrittura? È appena uscito in Italia Il vangelo secondo Lebowski, di Oliver Benjamin e Dwayne Eutsey. Benjamin nel 2005 ha fondato la Chiesa dell’Avvento del Drugo, dopo avere visto il film in un bar della Thailandia: “Sembra parlare di un ex hippie alle prese con un misterioso rapimento , in realtà è un film che parla di come vivere la vita, di come affrontare i conflitti e di come mantenere la pace in un mondo impazzito”. Per prenderla con filosofia (orientale) non è necessario alimentarsi come una capra e privarsi di tutto. Oggi Benjamin vive a Chiang Mai, sempre Thailandia: “Uno dei pochi posti al mondo in cui andare in giro in pantofole e vestaglia è socialmente accettato”. Eutsey è arcivescovo della stessa parrocchia. I seguaci sarebbero 160 mila. Nella scena di Lenin/Lennon Drugo tira fuori un teledrin (antenato del telefonino, il cercapersone) ma specifica che se lo chiamano durante la partita non risponde. La vita non si può fermare per delle cavolate, commenta l’amico Larry, contrappunto comico del protagonista, stile Stanlio e Ollio. La cavolata sarebbe un lavoro da ventimila dollari.

“Quando cerchi di salvarti da questo mondo stressato e ansioso, c’è solo un uomo che può farti da guida: il Drugo” reclamizza il volume edito da Fazi. In verità, rispetto alle battute epiche dei Coen, il libro è un po’ fumoso ma nei 15 anni dall’uscita del film rappresenta un’occasione per riflettere. Drugo sarebbe contento di sapere che qualcuno riesce a camparci in ciabatte. Ci sono dodici comandamenti per la “drugoluzione personale” (Dio era stato più breve). Il nono recita così (prima della decrescita felice): “La vita si muove molto in fretta. E se ogni tanto non ti fermi a dare un’occhiata rischi di perderla”. Ci si riconoscerebbe Petrini, ma Lebowski non si sbatterebbe per una grattata di tubero. E manco per andare alla Lebowski Fest che si tiene dal 2002 a Louisville in un bowling con l’elezione dei migliori sosia dei vari personaggi.

Se la vita è assurda, come dimostrano le mirabolanti grane capitate a Drugo perché viene confuso per un altro Lebowski, bisogna fare dell’assurdità una bellezza, un’arte. Un esistenzialismo sartriano al contrario, un oblomovismo allegro. Tornando all’argomento di cui all’inizio, c’è un famoso dialogo in cui Drugo dice la sua su certe pratiche future, molto prima di Youporn e del primato italiano di utenza. Lo provocano: “Le nuove tecnologie ci permettono di fare cose entusiasmanti nel campo del software erotico interattivo: avanguardia del futuro, Drugo! Cento per cento elettronico!”. E lui: “Bè, io mi faccio ancora le seghe a mano”.

da Il Fatto Quotidiano dell’11 dicembre 2013