Immaginate per un attimo se domani da quei gazebo dovesse venire fuori una bella sorpresa, la fine della nomenclatura Ds e Margherita, l’inizio di una nuova sinistra. Un cambiamento epocale, vero, non quello facilmente annunciato, ma sempre tradito. Matteo Renzi ha bucato lo schermo, scalato il Pd, animato la sinistra italiana con l’illusione della rottamazione nei confronti di un gruppo dirigente stanco e perennemente sconfitto. Salvo poi mettersi d’accordo con un gran pezzo dei mandarini, trasformando la rottamazione in un’appassionante fiera di macchine d’epoca. Renzi è riuscito in miracoli non semplici, come mettere assieme Bassolino e De Luca in Campania, e promuovere il rinnovamento in Sicilia con Genovese e Papania. Gli ex ds in cerca di exit strategy hanno rispolverato la vecchia tradizione, cercando nella loro storia e nella identità un fortino che li mettesse in salvo dal ciclone Renzi. Proprio loro che hanno fatto di tutto in questi vent’anni per sbugiardare identità e storia, trasformando antropologicamente la sinistra italiana in un surrogato ad uso e consumo dei loro interessi particolari. Scongelando dal congelatore il compagno Gianni Cuperlo, che pare un alieno, persona degnissima ma che serve per nascondere la peggior classe dirigente e difendere il fortino.

Lo schema è disegnato: Renzi guida il partito in attesa delle prossime elezioni, magari grazie al suo consenso personale si supera l’ostacolo dell’elezioni europee, e poi tocca nuovamente agli ex ds della scuderia dalemiana gestire il partito. Un modo per non esporsi, per non rischiare di perdere le rendite di posizione, cosa volete che sia? Questi sono sempre quelli dei 101 che hanno assassinato Prodi per dare vita alle larghe intese con l’unico scopo di restare lì dove sono da vent’anni.

È proprio la sera dei 101 che l’indignazione diventa una promessa di riscatto, che un giovane deputato lombardo interpreta e con coraggio costruisce un progetto politico in grado di scardinare lo schema Renzi-D’Alema. Accade che Pippo Civati con accanto il suo esercito di ragazzini comincia a girare l’Italia, a raccogliere la delusione riaccendendo entusiasmo, a seminare l’idea che un’altra storia è possibile. Lui che chiedeva di votare Rodotà prima, e poi, Prodi come Presidente della Repubblica. Lui che non vota la fiducia alle larghe intese, (ma come si fa a governare con Alfano, Formigoni e Brunetta?), che si oppone agli F35, che chiede la sfiducia alla Cancellieri. Civati con coerenza e coraggio apre uno spazio nuovo per la sinistra italiana, mettendoci la faccia, minacciando la fine di quel partito dei notabili. Parla di diritti civili, altro che unioni alla tedesca o civil partnership, matrimoni gay e adozioni. Civati sale in val di Susa, dove incontra i No Tav, arriva a Taranto per parlare con le famiglie degli operai dell’Ilva, passando da Prato all’indomani del tragico incidente, cose che appaiono impensabili per i vertici pd.

Propone la consultazione degli iscritti e degli elettori sui temi, quelli importanti come il governo delle larghe intese. Viene preso per estremista, ma poi la Spd in Germania chiama i propri elettori alla consultazione sul governo con la Merkel, portando in dote il reddito minimo, alla faccia degli strateghi del Pd che invece si fanno imporre l’agenda politica da Berlusconi.

Quando il vento comincia a soffiare non ci sono fortini che tengono, non basta ricorrere ai capibastone delle periferie, se domani il popolo democratico deciderà di cambiare avrà una grande opportunità. La più grande opportunità degli ultimi vent’anni: in una sola giornata mandare a casa la peggiore classe dirigente – la più arrogante e la più incapace – che al fine di conservarsi ha condannato l’Italia al ventennio berlusconiano. Immaginate se lunedì Pippo Civati diventerà il Segretario, vorrà dire fine del governo con Alfano, vorrà dire tornare a fare la sinistra, vorrà dire liberarci dei Bassolino e dei Genovese, vorrà dire anche eleggere un nuovo Presidente della Repubblica. Mica male per una piccola fila al gazebo domenicale e due euro

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