foja_copertinaOggi come ieri la scena musicale napoletana è vivissima e ricca di talenti. Dall’elettronica all’Hip Hop, dai cantautori, Maldestro (vincitore del premio Ciampi) e Tommaso Primo, a gruppi come Sabba & gli Insuperabili e JFK & La Sua Bella Bionda, sino ad arrivare al folk-rock d’autore dei Foja. Una delle band napoletane più interessanti degli ultimi anni, divenuta in breve tempo una bellissima realtà.

A’ foja – per i non napoletani – è la foga, qualcosa che brucia da dentro ma non consuma anzi accende, è la vitalità nevrotica dei nostri giorni e più che un nome è un manifesto”. Il quartetto napoletano – Dario Sansone (voce e chitarra), Ennio Frongillo (chitarra), Giuliano Falcone (basso), Gianni Schiattarella (batteria) – a distanza di due anni dal disco d’esordio, “Na storia nova” (Fullheads, 2011), ritorna con “Dimane torna ‘o sole” (Fullheads, 2013). Un album di ballads che dialoga continuamente con il passato, raccontando i sentimenti e le storie di una terra mai prona.

Allora ecco che, Donna Cuncetta, capolavoro di Pino Daniele, con i Foja diventa Donna Maria, bella e malinconica canzone impreziosita dalla voce dell’ex cardillo dei 24 Grana, Francesco Di Bella. Il primo singolo estratto dal disco, ’A malìa, fa da colonna sonora al film di animazione, L’arte della felicità, regia di Alessandro Rak, presentato all’ultima Mostra del Cinema di Venezia e in questi giorni nelle sale italiane. Rak ha curato anche la bellissima grafica del disco.

Tra gli ospiti oltre a Francesco Di Bella spiccano: Mattia Boschi (Marta sui Tubi), Maurizio Capone in ’A canzone do tiempo e Claudio Domestico (Gnut), che insieme ai Foja firma la produzione artistica del disco, ricco di atmosfere e curatissimo negli arrangiamenti. E po’ succere, ’a notte, Chell ca ce sta e la struggente, Dimmi ca è overo, avvolgono come in un abbraccio chi le ascolta, perché i Foja sanno cogliere la bellezza complessa della semplicità.

 

Un disco di ballads di altri tempi in cui esce fuori forte la voglia di non arrendersi e di credere che qualcosa possa cambiare. 

In un momento di crisi globale il male peggiore potrebbe essere quello di avvelenarsi e credere che nulla possa cambiare. Probabilmente è il momento di spingere sull’acceleratore e cominciare a trasformare il bombardamento continuo di negatività che viviamo in qualcosa di positivo e possibilistico, senza dimenticare di rimboccarsi le maniche e lottare. Solo credendo nel cambiamento si può scendere in campo con le motivazioni giuste.

Tanti e diversi gli ospiti del disco, come sono nate queste collaborazioni?

Le collaborazioni di questo secondo disco, come per il primo, nascono dalla stima artistica reciproca con gli artisti, dalla voglia ed esigenza di scambiare le esperienze e di fotografare attraverso la musica il momento che stavamo vivendo con le persone che ci sono state accanto nella nostra crescita.

Come è stato lavorare alla colonna sonora di un film?

In realtà abbiamo donato una sola canzone al progetto, ma ho lavorato per 2 anni alla lavorazione stessa del cartoon L’arte della felicità in qualità di disegnatore. La colonna sonora si compone di musiche originali scritte da Antonio Fresa e Luigi Scialdone e di canzoni di varie band della scena musicale napoletana (24 Grana, Gnut, Joe Barbieri, Guappecartò, Ilaria Graziano e Francesco Forni, Luca Di Majo, The Entusiastics, Tarall&Wine) che sono riuscite a tessere una trama armonica all’intera narrazione del film. La musica per questo film è una protagonista, la nostra canzone (‘A malìa) come le altre hanno avuto un ruolo dominante anche nella stesura della sceneggiatura suggestionando gli autori.

La scelta di cantare in dialetto è più una forza o un limite?

Noi crediamo sia una forza. È il modo più onesto e vero che conosciamo per comunicare, sono le nostre radici, e per esperienza rende più accattivante il sound della band. Pensiamo fortemente che essere quello che si è può essere l’arma in più per arrivare al cuore di chi ti ascolta.