Molti storceranno il naso leggendo questo articolo, ma dopo aver guardato il dibattito fra i candidati alla segreteria del Pd non posso non pormi delle domande. Ho letto un po’ quello che si dice in giro sul confronto, tante frasi di circostanza, poca analisi. Come da prassi nel giornalismo italiano. Io invece voglio parlare di chi al dibattito ieri non c’era. Due ‘convitati di pietra’: la maggioranza silenziosa degli italiani che paga l’iniquità del nostro sistema sociale ed economico e le ragioni della sinistra dimenticata.

Sono distante anni luce dal Pd non ne ho mai fatto mistero. Tuttavia ho deciso di dare il mio contributo alla discussione. L’ho fatto perché credo fermamente nell’idea di uguaglianza, perché credo che solo tagliando i privilegi di chi si è arricchito senza merito possiamo raggiungere l’obiettivo principe che un progressista dovrebbe porsi. L’ho fatto perché credo alla discussione politica e mi sono riconosciuto nel tentativo titanico che Civati sta facendo di riportare il dibattito sui contenuti.

Ma davanti al mio computer mi trovo solo con i miei dubbi. Sono i dubbi del giovane che non trova lavoro, i dubbi del precario che lo perde e non ha diritto alla cassa integrazione, i dubbi di chi per sbarcare il lunario si accontenta di pochi euro per ogni ora lavorata, i dubbi di chi non ha accesso ad una pensione di accompagnamento dovuta. E tutto questo mentre qualcun altro naviga nell’oro ricevendo qualcosa che non merita.

Mi riferisco a 650.488 pensionati che percepiscono una media di 4.427 euro al mese (i numeri li trovate sul sito dell’Istat non li invento io) e che hanno contribuito per meno della metà rispetto a quello che  ricevono per un’assurda regola retributiva (applicata a chi è entrato a lavorare prima del 1978 e mai radicalmente cambiata). Mi riferisco a dirigenti pubblici che ricevono salari altissimi e dei quali non si è mai misurata la produttività. Mi riferisco ad evasori e possessori di grandi patrimoni che si avvantaggiano di un sistema di tassazione lacunoso e regressivo. E non cito volutamente i politici, perché mi sono stancato della demagogia esibita anche ieri a secchiate. Gli sprechi della politica sono deprecabili e da eliminare ma in termini numerici non sono la chiave per risolvere il problema.   

Come si fa insomma in questo paese a rimettere al centro del dibattito l’agenda dell’uguaglianza? Come si fa a rimettere al centro del dibattito l’uguaglianza se il più grande partito di centro-sinistra per bocca dei suoi leader non ha il coraggio di parlarne in prima serata? Chi si metterà di traverso per correggere la stortura del sistema retributivo? Chi si metterà a tassare la rendita finanziaria? Chi si metterà a cambiare radicalmente le voci di spesa dello stato sociale transitando finalmente dal passato al futuro?

Gianni Cuperlo sempre fuori tempo. Sempre a parlare più a lungo del consentito. Un gesto chiaro, l’esemplificazione di una ‘sinistra’ che crede di essere colta ed edotta come le molte citazioni dovrebbero dimostrare. Una sinistra autoreferenziale nella quale un povero non si riconoscerebbe mai. Cuperlo rappresenta il prototipo del burocrate di partito, la ragione per la quale il cuore del popolo di sinistra ha da tempo smesso di battere dentro il Pd.

Matteo Renzi, io purtroppo non posso non giudicarlo con le lenti di uno che ha vissuto in Inghilterra per molti anni. Renzi è la copia sbiadita di Tony Blair, con quella necessità di usare sempre parole in inglese per far vedere di essere moderno e cool. Caro Renzi il new labour ha fallito in Inghilterra con le sue ricette neo-liberali fallirai anche tu in Italia. Perché il paese non ha bisogno di una riverniciata ma di essere rivoltato come un calzino. Partento proprio da quelli che tu non toccheresti mai: i privilegiati dal sistema.

E poi Pippo Civati. Oggi non posso non arrabbiarmi con te. Oggi non posso non arrabiarmi con te mentre la stampa ti incensa unanimente come candidato di grande statura. Pochi giorni fa ti ho scritto che mi piaci perché sei un rompicoglioni. Oggi il bastian contrario lo faccio io.  

A sentirti parlare ieri sera sembrava che l’orizzonte massimo del candidato più progressista del Pd sia di enumerare le proposte di Tito Boeri (del quale peraltro apprezzo molte proposte ma non certamente la filosofia di fondo). E allora Pippo una domanda te la voglio fare in rappresentanza dei convitati di pietra a quel dibattito. In Italia c’è una ‘maggioranza silenziosa di elettori (disoccupati, precari, poveri, pensionati al minimo), più di 25 milioni di persone, che potrebbero essere mobilizzati da una proposta forte. Una proposta veramente progressista. Una proposta che illustri chiaramente quali privilegi taglierà e verso chi redistribuirà. Mi chiedo se davvero tu potrai farti interprete di questa necessità collettiva. Un compito ingrato e difficile perché quella gente è davvero sfiduciata (altro che gli elettori del Pd), ma l’unica missione che un uomo di sinistra oggi nel nostro paese può porsi.

Sei davvero pronto a remare in questa direzione o ti fermerai anche tu alla superficie delle cose in prossimità del traguardo?