Non appena è stata votata la decadenza di Silvio Berlusconi, il Giornale, assieme a tutti gli organi di propaganda berlusconiani hanno dato vita ad una riprovevole manipolazione: i giudici, secondo loro, comandano questo paese e sovvertono la democrazia. Le toghe rosse. I “giustizialisti”. In realtà, “Giustizialismo” rientra in quella categoria di parole che vengono continuamente storpiate e utilizzate in modo improprio dai media e dalla nostra classe politica, con l’unico scopo di distorcere la realtà e trarre in inganno l’opinione pubblica.

Purtroppo, stando all’utilizzo comune di questa parola, si cade nel regno della completa ignoranza politica. Qual è il significato originario di questo termine? Per ‘Giustizialismo’ si intende la dottrina politica adottata dal Presidente dell’Argentina Peròn dal ’46 al ’54, caratterizzata da una “dichiarata equidistanza tra capitalismo e comunismo, da acceso nazionalismo”, da riforme sociali e spunti autarchici o corporativi. Il Partido Justicialista si poneva come primo obiettivo la difesa dei lavoratori, creando un forte accordo con i sindacati e la classe operaia. La parola stessa “Justicialismo” nasceva dall’unione di due concetti fondanti: “Giustizia” e “Socialismo”.

Con il passare degli anni, nel nostro paese, il significato di questa parola è stato completamente stravolto e usato strumentalmente per fini politici. Nell’ambito politico attuale (specialmente dal centrodestra berlusconiano) vengono dipinti come giustizialisti politici come Di Pietro e Ingroia (e ultimamente pure Beppe Grillo e il M5S) e giornalisti come Marco Travaglio e Peter Gomez, tutti personaggi che ovviamente non hanno alcun collegamento col Giustizialismo argentino: non mi risulta infatti che essi siano iscritti al Frente para la Victoria di Cristina Fernandez Kirchner.

Il fatto è che questa parola è piaciuta perché si prestava bene a ricevere un significato funzionale ad una precisa operazione politica. Ed ecco che, immancabilmente a seguito di qualche sentenza scomoda, si è passati a parlare di magistratura o di giudici giustizialisti, e così pure in concomitanza di particolari dibattiti politico-parlamentari si è denunciata la presenza di intenzioni o di spinte giustizialiste. Per cui il quadro si è fatto chiaro e l’intento della manipolazione pure: si voleva e si vuole tuttora (eccome!) far passare qualsiasi atto di giustizia sacrosanto (ma scomodo per alcuni) come atto di giustizia sommaria, come l’esito di volontà persecutorie e di intenti sbrigativamente giustizieri.

Certi “onorevoli” gridano al giustizialismo quando la giustizia, a loro parere, manca di garantismo. Ma il garantismo, principio invocato impropriamente dai berlusconiani per promuovere aberrazioni giudiziarie come il “legittimo impedimento” o il “lodo Alfano”, è al contrario già ben presente, è addirittura l’aspetto fondante del nostro codice di procedura penale: la presunzione di innocenza vale infatti fino alla sentenza definitiva. I cosiddetti “giustizialisti” non è che vogliono anzitempo dichiarare qualcuno colpevole. La loro vera “colpa” è che vorrebbero trattare questi “signori”, questi “onorevoli”, alla stessa stregua di qualsiasi altro cittadino, e impedire loro di ricorrere a immunità e trucchetti artificiosi per sottrarsi alla giustizia.

Dunque, l’accusa di “giustizialismo” rivolta a giornalisti, politici o attivisti in generale, non è altro che un’altra parola storpiata e strumentalizzata a cui si cerca di dare un’accezione negativa e spregiativa, nel tentativo di screditare e di svilire le posizioni degli avversari politici. Nel gergo ignorante e becero dei vari pidiellini servi del loro padrone, ma anche di qualche finto progressista, vengono bollati come “giustizialisti” tutti coloro che vogliono che la legge sia applicata, nel rispetto della magistratura e del principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. L’idea infima e sottile che molti politici (ultimamente non solo nel Pdl) e molti media vorrebbero farci passare è che chiunque voglia semplicemente rispettare e applicare la legge sia un terribile “giustizialista”. Secondo la loro logica mostruosa, dovremmo forse non rispettare la legge per essere veramente giusti?

Il grosso problema è che qui, a forza di manipolazioni e stravolgimenti, si è arrivati a rovesciare completamente la scala dei valori e le norme elementari della convivenza civile, per cui oggi chi non rispetta le leggi è presentato come un furbo, mentre chi invece vi si attiene è considerato un fesso. La deriva verso uno Stato di “non-diritto”, in cui i cittadini sono diversi di fronte alla legge, è prossima. Chi può, chi ha il potere, le facoltà, le conoscenze “giuste”, evade il fisco, ruba, corrompe, si prende gioco della giustizia, il tutto nella più completa impunità e sotto una luce di normalità giustificativa perché… “così fan tutti”.

Ricordate l’epica scena del film Signore e Signori, Buonanotte? Mastroianni, nelle vesti di giornalista, chiedeva al politico onorevole (!) indagato per corruzione se non era il caso di dimettersi nell’attesa della conclusione del processo, ma riceveva allibito la seguente risposta: “Ma no, no: io non mi dimetto per combattere la mia battaglia da una posizione di privilegio. Dal mio posto posso agevolmente controllare l’inchiesta, inquinare le prove, corrompere i testimoni: posso, insomma, fuorviare il corso della giustizia.”

Ebbene, violentare la Giustizia, devastare lo Stato, spolpare le risorse economiche, mandare a picco il Paese pur di arricchirsi, difendere i propri interessi e mantenere i propri privilegi, non è un vero e proprio atto criminale – e della peggiore specie? In conclusione, è questa casta politica l’artefice di questa manipolazione, dell’uso strumentale ed errato della parola “giustizialismo”; un atto disonesto e criminale, che ha lo scopo di mettere in cattiva luce tutti quei cittadini onesti e rispettosi della legge, nella loro richiesta (sacrosanta) di vera giustizia.

Niccolò Talenti

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