Dopo Google, Facebook e Yahoo! anche Microsoft vuole criptare il proprio traffico internet. Lo riporta un articolo apparso oggi sul Washington Post secondo cui i documenti pubblicati da Edward Snowden contengono indizi che anche i servizi offerti dal colosso di Redmond sarebbero finiti nelle attività di sorveglianza della National Security Agency (Nsa).

Nel mirino dell’intelligence americana ci sarebbero infatti: Hotmail e Windows Live Messenger. Ma non solo. Il Post cita anche una mail della Nsa nella quale viene menzionato il servizio Passport di Microsoft, il predecessore del Microsoft Account, che sarebbe stato tenuto d’occhio nell’ambito del programma di sorveglianza denominato “Muscular”. Microsoft ha fatto sapere di non avere le prove dell’attività di spionaggio ai suoi danni ma che, se confermato, tutto ciò rappresenterebbe una “violazione dei diritti costituzionali”.

Entro la settimana, i dirigenti Microsoft decideranno il da farsi, anche se appare scontato il ricorso a nuove tecniche di crittografia sia per la protezione delle reti  private dell’azienda di Bill Gates (i collegamenti, ad esempio, tra i vari dei data center sparsi in giro per il mondo) che per la tutela dei servizi business e consumer . In risposta alle dichiarazioni Microsoft, l’Nsa ha negato qualunque attività di monitoraggio, affermando che la sorveglianza riguarda solo paesi stranieri, secondo modalità e finalità legittime.

Il blog Security Researche & Defence aveva annunciato nei giorni scorsi due importanti novità proprio sul fronte degli algoritmi crittografici: l’abbandono di SHA-1 e la disabilitazione di RC4, utilizzati nell’ambito dei protocolli di sicurezza per le comunicazioni telematiche cifrate (SSL e TLS). Ma alzare il livello di guardia non sono solo i grandi dell’hi-tech. Pure gli internauti si attrezzano, come possono, utilizzando, ad esempio, applicazioni come Wickr che “proteggono”  i dati con un sistema “usa e getta”, molto simile a quello usato da Snapchat. Il Ceo di Wickr Nico Shell ha dichiarato al Financial Times che l’app, inventata nel 2012, ha visto più che duplicarsi il numero dei download all’indomani del Datagate.