Chiamiamolo sesto senso, ma ho l’impressione che il 2014 sarà ricordato come l’anno iraniano. Non fatico a immaginare che al prossimo Berlin film festival o Venezia o Cannes vinceranno film iraniani. Non sarebbe difficile immaginare la bella copertina del Time con la foto del presidente Rohani. Un tocco di classe sarebbe anche il Nobel della pace al nuovo presidente iraniano. Perché sono così lanciato? Beh negli ultimi mesi l’Iran sembra esser divenuto, nella scena politica internazionale, il campione di una nuova strategia, o meglio di una nuova contesa, tra Occidente (per comodità semplifichiamo Usa e i suoi alleati storici quali l’Ue) e Eurasia (per comodità indichiamo Russia, Cina tra i maggiori portavoce). Perché ora? Mi vengono in mente alcune ragioni pratiche.

Scenario energetico. L’Iran si trova a un momento storico. Il nuovo ministro del petrolio (e del gas) ha lanciato una serie di ambiziosi progetti per recuperare il settore degli idrocarburi. Dalla definizione di contratti più amichevoli per le aziende straniere che vogliano entrare nel mercato persiano, come partner per lo sviluppo di sinergie estrattive, al lancio di un piano di gasdotti che dal ricco giacimento del South Pars (in condivisione con il Qatar) porti gas al vicino Iraq (rotta occidentale) e al Pakistan (rotta orientale)

Da questi due punti di partenza i due gasdotti potrebbero estendersi fino alla Siria (con una possibile estensione in Grecia quindi Ee) e in Cina e India (entrambe disperatamente alla ricerca di energia per la loro economia). Questa proiezione energetica ha alcune sfide che deve risolvere. Prima tra tutti il sito del South Pars non è ancora operativo, dovrebbe diventarlo entro il 2016. Politicamente Qatar e Regno Saudita mal vedono un Iran ricco e capace di esportare, questo per due nazioni egualmente interessate al mercato di idrocarburi, significa avere uno scomodo vicino di casa.

Sempre sul fronte politico spostiamoci a vedere cosa succede nel mondo. Gli Usa han dimostrato di recente una significativa visione benevola nel trovare un accordo per il nucleare iraniano. La Bbc dichiara che già da anni vi erano in atto dialoghi segreti faccia a faccia tra Usa e Iran. Perché gli Usa ci tengono all’Iran. Prima di tutto è una nazione con un peso politico e militare importate in medio oriente. Una posizione strategica di egual rilievo con accesso al centro Asia (da sempre una fissa di alcuni strateghi americani come Brzezinski) considerato da molti uno delle aree più interessanti della terra per lo sviluppo delle future strategie energetiche e commerciali via terra tra occidente e oriente.

L’uscita degli Usa dallo scenario afgano sarà un momento di grandi opportunità e rischio per tutte le repubbliche centro asiatiche e gli Usa, a mio avviso, necessitano delle nazioni che possano essere un “occhio” in più in quelle aree. L’Iran non è segreto ha interessi commerciali e politici in centro Asia. Resta da comprendere se i due attori Asiatici (Russia e Cina), possano accettare un Iran filo americano (con la premessa che questa discussione è appena all’inizio). Pur assumendo che tutte le nazioni del mondo collaborino per la pace mondiale non è difficile nascondere che ogni nazione ha una sua agenda di politica estera che a volte differisce da quella delle altre nazioni.

La Russia considera l’Iran un suo protettorato e un ottimo alleato nel blocco mediorientale. La posizione politica iraniana in Siria è stata significativa. Per la Russia un Iran che produce gas non è certo un interesse economico, anzi un competitor, tuttavia la Russia è il primo produttore di gas mondiale e l’Iran il secondo. Idealmente meglio, per la Russia, aver alleato l’Iran che diretto competitor. Per la Cina il discorso è oltremodo pratico. La Cina è affamata di energia, l’Iran, dopo che l’Unione europea ha esiliato (tramite l’accordo con lo Swift) il sistema bancario persiano si è ritrovato a trattare con un numero minore di partner commerciali e gli spazi lasciati vacanti dalle aziende occidentali (tra cui non dimentichiamo l’Italia che fino a poco tempo fa era uno dei maggiori partner commerciali in Persia) sono stati presi dalla Cina. Non è ancora chiaro che posizioni prenderà il neo eletto presidente Rohani.

Internamente la posizione delle guardie della rivoluzione spinge per una chiusura nei confronti dell’Occidente. A livello regionale le altre nazioni della penisola arabica e gli altri alleati storici degli Usa in medi oriente non vedono di buon occhio un Iran “liberato” dalle sanzioni in cambio di una ridiscussione del suo programma nucleare. Anche in Usa Obama ha alle costole le frange estremiste repubblicane che fino a poco tempo fa canticchiavano “bomb Iran Bomb Iran”. Di sicuro questo armistizio di sei mesi permetterà a tutte le parti interessate di definire una strategia che potrebbe portare a un alleggerimento delle sanzioni occidentali verso l’Iran. C’è solo da sperare che qualche evento deus ex machina non capovolga l’intero scenario dalla sera al mattino compromettendo tutti gli sforzi fatti a Ginevra.

 Twitter: @EnricoVerga