Vivendo in Piemonte, seguo con molto interesse le brutte vicende che hanno coinvolto i consiglieri regionali di vari partiti (il Pd almeno questa volta non fa parte della compagnia) e il governatore Cota, accusati di utilizzare denaro pubblico, previsto esclusivamente per l’attività politica, in tutt’altre attività che con la politica non c’entrano nulla. La lista di queste spese in cui compare di tutto, dalle cene ai soggiorni in località marine, dalle cravatte al famoso tagliaerba, rappresenta uno spaccato straordinario del malcostume con cui si identifica sempre più spesso la vita politica nazionale ai suoi vari livelli.

Ma queste sono cose note, troppo già viste per riuscire ancora a scandalizzarmi, a farmi indignare; al massimo riescono a strapparmi qualche amaro sorriso. Quello che, invece, ancora mi colpisce, forse per una deformazione professionale schiacciata sugli aspetti comunicativi, più dei fatti sono le parole: le giustificazioni arrampicate sugli specchi degli accusati, le ricostruzioni organizzate dalla fantasia degli azzeccagarbugli che assistono i politici, le frittate rivoltate in cui gli esponenti di questa cosiddetta classe dirigente sono davvero maestri.

L’altro giorno Cota ci ha fornito un esempio che tocca vertici assoluti di questo tipo di maestria. Al termine di una lettera inviata tramite quotidiani ai cittadini, in cui tenta di rispondere alle accuse mossegli dai magistrati, se ne esce con una trovata ispirata al più amato degli scrittori torinesi, con un paio di righe che sembrano uscite direttamente dal libro Cuore. Con questo tipo di contestazioni e di regole volute dai magistrati – sospira Cota – non gli sarà neppure più possibile offrire un caffè a quei poveretti che lo seguono e lo proteggono, autisti e uomini della scorta.

Capite fino a che punto si può arrivare nell’arte del rivoltare la frittata? Il problema non si porrebbe se il magnanimo Cota nella sua generosità avesse pensato di pagare il caffè ai suoi accompagnatori tirando fuori il suo portafogli, prendendo quei quattro euro dal suo invidiabile stipendio, invece che addebitare quel caffè ai rimborsi pubblici, insomma farlo pagare ai cittadini piemontesi. Ma queste sono soluzioni,  ipotesi a cui certi politici come Cota non riescono neanche a pensare.