Ormai è diventato un cult televisivo: il racconto della Grande Fuga. Non c’è talk che si rispetti se non comincia con un servizio sullo spostamento delle fabbriche in Svizzera. Si sottolinea la mancanza di burocrazia, il prelievo fiscale basso e chiaro, la presenza di una comodità infrastrutturale e la certezza nella correttezza delle regole di mercato. Spesso in queste pagine mi è capitato di raccontare la peculiarità di un paese che fonda il suo benessere sulla difesa di un valore: la libertà. Ma cosa significa in concreto? Bene. Poniamoci alcune domande chiave.

Il sentirsi liberi, ovvero la percezione dell’essere liberi dentro un sistema di regole è compatibile con un sistema democratico fondato sul valore della libertà? Quando ci si sente davvero liberi? E al contrario, quando il sistema di regole ci appare oppressivo e ci incatena a una sensazione di ‘non libertà’? In una società ‘protestante’ come la Svizzera, nella quale il lavoro come elemento fondamentale della propria vita/felicità rappresenta la priorità dell’azione di governo, è fondamentale che chi si assume il compito di governare sappia che i propri cittadini sono impegnati nel lavoro e hanno poco tempo per occuparsi del resto. Essi delegano loro il compito di tenere i conti in regola. Questa delega è sacra.

Inoltre il meccanismo referendario costituzionalmente previsto consente una partecipazione diretta del popolo alle scelte dei governanti così come il sistema federale rende le decisioni molto vicine alle realtà territoriali a garanzia delle peculiarità tradizionali di un popolo fiero delle sue caratteristiche, diverse per aree culturali, linguistiche ed economiche. Con la prossimità (chiamiamola pure vicinanza) determinata dal federalismo, la democrazia diretta (i referendum) e l’etica quasi asburgica negli apparati burocratici (per cui il pubblico dipendente si comporta come un servitore del cittadino), il senso di libertà civica è molto elevato. Si ha l’impressione che le proprie risorse siano sempre disponibili e pronte a essere elaborate nel sistema economico per produrre profitti e soprattutto lavoro. La parte poi, circa un quinto data allo Stato dai cittadini, ritorna amplificata da una serie di servizi più che soddisfacenti dovuti all’utilizzo parsimonioso ed efficace del denaro pubblico.

Se facessimo una considerazione sull’Italia dovremmo affermare che la frustrazione civica maggiore e il senso di schiavitù dei cittadini risiede nel fatto che la dazione allo Stato di ogni individuo – la metà, anzi più della metà di ciò che si guadagna – se restasse in mano alle famiglie, agli individui, diverrebbe risparmio e dunque investimento. Andando, invece nelle casse pubbliche si perde negli sprechi di una spesa pubblica ossificata con una restituzione in termini di servizi pari al nulla in termini di efficacia ed efficienza. Un cittadino svizzero è felice di pagare le tasse, perché sono congrue rispetto ai servizi. Un cittadino italiano non potrà mai pensarlo, proprio per la quantità e il ritorno in servizi. Si aggiunga a ciò la frustrazione civica nel non poter partecipare alle decisioni dei propri governanti determinata dal porcellum e dall’enorme difetto di rappresentanza ampliato dalla distanza di questa classe politica dal mondo reale.

Mi si dirà: ma tutto ciò è scontato, hai scoperto l’acqua calda. Non è proprio così, perché c’è un elemento particolare in cui si avvita la crisi italiana. La mancanza negli individui della ‘Voglia di Libertà’. Noi italiani abbiamo perso il desiderio di libertà. E questo non attiene soltanto alla politica, ma alla vita in generale. Non riusciamo più a connettere il termine Vita con Felicità. Come siamo finiti in questo luogo? Sono diversi e multipli i motivi, ma certo i nostri occhi appaiono sempre più tristi e non sprizzanti di entusiasmo come lo sono sempre stati. Forse però è arrivato il momento di smetterla nel ricercare le cause e di cominciare a ricostruire un Paese innamorandoci della Libertà. Quando la piramide è aguzza e pungente la si può rovesciare. Ma bisogna farlo con entusiasmo e allegria e con quella voglia di vivere e di bellezza che abbiamo impressa nel nostro dna di italiani.