Io non sono indignato per le notizie che riguardano le due adolescenti dei Parioli che vendevano il loro corpo o la verginità per quattro soldi. Che assumevano o spacciavano droga circondati da approfittatori e sugli yacht. Lo dico sinceramente. Non mi hanno stupito le parole dette al telefono, né la madre che fomentava gli incontri e si lamentava se la ragazza non riusciva a conciliare il lavoro e lo studio. Non mi stupisce leggere “voglio l’indipendenza e per averla o spaccio o mi prostituisco”. Mi stupisce anzi che si parli solo delle due ragazze dei Parioli e non di quelle di Vicenza, di Chieti, di Vercelli o Catanzaro semplicemente perché non sono ancora sotto i riflettori dei media, anche se forse in questo momento sono in attesa di un cliente e con i soldi della prestazione correranno anche loro a comprarsi una borsa griffata. Mi stupiscono i tanti che sembra non vogliano vedere la vera faccia di questo paese, come se questo fatto fosse peggio di quanto visto negli anni passati e non una naturale conseguenza.

Nella reazione indignata dei tanti che scrivono e commentano c’è tutta l’ipocrisia di un paese che non ha più la facoltà o il coraggio di risalire alle cause che hanno scatenato gli eventi. E vederle in tutta la loro crudezza, vedersele addosso e anche tra le mura di casa. Un conto è non intervenire su quelle cause, ma qui è peggio perché proprio arriviamo nemmeno a considerarle. Basterebbe interrogarsi sullo scenario in cui viviamo, e amare anche solo un poco questo disgraziato popolo, per capire che la scelta della prostituzione per una adolescente di oggi, specie se cresciuta in una periferia o in una provincia, dal suo punto di vista è un fatto normale, comprensibile, giustificato. Tant’è vero che le due giovani rivendicano le loro decisioni con grande chiarezza di idee. Piaccia o non piaccia, rendiamoci conto che hanno una piena chiarezza sul fatto che non vi siano alternative.  

Gli indignati dovrebbero porsi qualche domanda: chi ha abbandonato a se stesse milioni di famiglie non ascoltandone anzi disprezzandone le difficoltà? Chi ha investito o guadagnato sulla precarietà di questi cittadini che sono madri e padri delle adolescenti di oggi? Chi ha deciso di umiliarli inducendoli a pensare che l’unica felicità al mondo sta nel denaro, visibilità, fama, nella moda e in null’altro? Chi ha sdoganato sotto gli occhi di tutti, il modello della giovane che si vende e ottiene carriere, benefici, consigli regionali, magari anche poltrone ministeriali. Chi ha contribuito a distorcere così a fondo la realtà, al punto che queste ragazze si abbrutiscono per andare a comprare vestiti e scarpe griffate? Quanti hanno chiuso due occhi in questi anni mentre ciò accadeva? Come si permette certa gente di mostrarsi indignata quando dovrebbero solo chinare il capo e chiedere semplicemente scusa a queste ragazze per la devastazione psicologica a cui sono state sottoposte?

Il fondo come sempre lo raggiunge la televisione. I conduttori che sfruttano il tema per fare audience e gli ospiti che ne approfittano per mettersi in mostra. E tutto per vendere spot pubblicitari. E senza nemmeno dare a queste ragazze la percentuale che spetterebbe loro. Ma ancora più a fondo, lo dico senza ironia, per me rimarranno i 314 parlamentari che il 5 aprile 2011 hanno ritenuto che la minorenne Ruby fosse la nipote di Mubarak. Una prostituzione più oscena di quella non la riesco nemmeno a immaginare.

In collaborazione con Alox Cross Media Player