Non avendo il numero della ministra di Giustizia Annamaria Cancellieri e neppure l’urgenza di fare shopping in via della Spiga, il giovane algerino Abdul Mourat, 25 anni, detenuto nel carcere delle Vallette di Torino per resistenza e lesioni, ha scelto la via più breve per uscire dalla sua cella e dal carcere. Ha arrotolato il lenzuolo. Ne ha passato un lembo nella grata della finestra e l’altro intorno al collo, prima di lasciarsi andare.
 
In questo caso “lasciarsi andare” va inteso nel modo più definitivo possibile, trattandosi del quarantatreesimo morto suicida nelle carceri italiane dall’inizio di questo memorabile 2013: preziosa contabilità dei delitti mai puniti che ogni anno commette direttamente il carcere, la sua struttura labirintica, le sue trappole ben congegnate, la sua attitudine a generare dolore, malattia, violenza, insonnia, farmacodipendenza.
 
A togliere spazio, ossigeno e decenza ai detenuti e a tutto il personale penitenziario. A fare impazzire i parenti. E infine a riempire di chiacchiere una intera classe politica che da due decenni non muove né un mattone né un’idea per porvi rimedio. Nemmeno un numero verde hanno istituito, escludendo quello della ministra.
 
Il Fatto Quotidiano, 12 Novembre 2013