Siamo alle porte dell’inverno ma stranamente quest’anno si parla in sordina dei vaccini. Ricordate quando il ministro della salute Ferruccio Fazio quasi tutte le sere sui vari telegiornali invitava a vaccinarsi contro il virus A? Sembrava fosse una epidemia grave. Pochi lo ascoltarono e il tasso di mortalità fu molto basso in linea con tutte le epidemie influenzali. L’Italia buttò centinaia di milioni di euro. Il ministro Beatrice Lorenzin non ha “caldeggiato” la vaccinazione antinfluenzale. In fondo è una spesa statale per ridurre il rischio di assenteismo dai luoghi di lavoro e dalle scuole. Fermo restando che solo il medico di fiducia, in relazione alla storia e al quadro clinico del cittadino-paziente, ha le capacità di consigliare o meno la vaccinazione, io credo che normali norme igieniche e comportamentali, in un essere sano, possono nettamente ridurre il rischio di contagio. Gradirei, dai corpi preposti a garantirci la salute, il coraggio della chiarezza sui limiti e sui rischi dei vaccini. Molto si è detto e molto di più conosceremo ma cosa ci fanno esattamente iniettare? Nei vaccini di quest’anno ci sarà ancora l’adiuvante che potenzia l’azione per cui l’azienda farmaceutica isola meno “principio attivo”? Occorre anche il coraggio della memoria e ripetere alcune nozioni per il bene esclusivo del cittadino che deve essere onestamente informato per scegliere. Solo chi sa può essere libero veramente. Allora forse occorre vaccinarsi contro i vaccini prima che ci influenzino seguendo alcune norme semplici:

  • evitare luoghi affollati e molto caldi; 
  • coprirsi a strati in modo da adattarsi al variare della temperatura durante la giornata; 
  • lavarsi spesso le mani (studi scientifici ormai consolidati stabiliscono che sono proprio le mani il veicolo dei germi: ricordo un grande della medicina, contrastato dai colleghi, proprio per queste certezze, Semmelweis);
  • usare la vitamina C come antidoto naturale. 

E se proprio dovessimo essere colpiti non continuare a pensare solo e sempre a sé stessi ma, per il bene comune, prendiamoci qualche giorno di riposo, ridurremo il rischio di diffusione. Perché in fondo alle case farmaceutiche non serviamo né sani né morti, ma malati.