Sembrava sparita e invece dopo una settimana di viaggio è stata depositata nella cancelleria del Tribunale di Palermo la lettera del Colle. Il Quirinale l’aveva annunciata con un comunicato stampa ufficiale. E invece fino al pomeriggio nessuna missiva di Giorgio Napolitano era arrivata alla corte d’assise di Palermo, che presiede il processo sulla trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra. “Lieto di dare un utile contributo all’accertamento della verità processuale” aveva scritto Napolitano ai giudici per comunicare la sua disponibilità a farsi interrogare come teste nell’ambito del procedimento. 

“In relazione ad alcune richieste avanzate nei giorni scorsi dai legali sulla lettera del Quirinale si informa che non è ad oggi pervenuta alcuna lettera da parte del Quirinale” aveva questa mattina detto il presidente Alfredo Montalto aprendo l’udienza odierna all’aula bunker del carcere Ucciardone.

“Allorché la lettera perverrà – aveva aggiunto il presidente – la corte si riserva di esaminarla e ove il contenuto sia rilevante per il processo, sarà messa successivamente a disposizione delle parti per le eventuali rispettive valutazioni e determinazioni”. La corte d’assise di Palermo aveva accolto la richiesta del pm Antonino Di Matteo, ordinando di ascoltare Napolitano come teste, ma soltanto sulla corrispondenza con l’ex consulente giuridico del Colle Loris D’Ambrosio.

Il capo dello Stato resta in attesa di conoscere il testo integrale dell’ordinanza di ammissione della testimonianza, per valutarla nel massimo rispetto istituzionale” facevano sapere freddamente dal Colle, salvo poi fare marcia indietro qualche giorno dopo. “Il Presidente sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all’accertamento della verità processuale, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell’art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori” recita infatti il comunicato stampa del Quirinale diffuso nel tardo pomeriggio del 31 ottobre scorso. Un comunicato molto dettagliato, dove si fa cenno anche al fatto che “il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso”. Da quel comunicato stampa del Quirinale è ormai passata una settimana senza che a Palermo fosse arrivata alcuna missiva autografa del capo dello Stato. La lettera, aveva riferito fonti del Quirinale, è partita dal Colle giovedì scorso, intorno alle 18,30. La lettera, dicevano, è stata inviata a mezzo posta affinché arrivasse con la dovuta riservatezza direttamente nelle mani del destinatario, il presidente della Corte d’Assise Alfredo Montalto. Poi alla ripresa dell’udienza il mistero si è dissolto con l’annuncio dell’avvenuto deposito. 

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