Non solo una speranza, ma una promessa. Questo rappresenta il titolo del libro di Federica Gramegna,”Prima o poi torno”, che racconta la storia di nove ragazzi e ragazze italiani emigrati dall’Italia e in cerca di fortuna a Bruxelles, la capitale d’Europa che attira sempre di più giovani talenti da tutto il continente, vuoi per le sue opportunità di lavoro o vuoi per la crisi che serpeggia in molti Paesi europei. Federica, romana, a Bruxelles da più di cinque anni, lavora come addetta stampa al Parlamento europeo e giornalista freelance. In questo libro, pubblicato il 16 ottobre, racconta come 9 ragazzi/e hanno lasciato l’Italia per ambire a un lavoro più decoroso in terra d’Europa – con l’eccezione di chi l’ha fatto per amore, ma questa è la vita. Storia e ritratto di una generazione di italiani accomunati dall’esperienza della partenza da un Paese che li ha in parte delusi ma, allo stesso tempo, dal forte desiderio di ritornarci un giorno, perché, come dice Federica, “le origini non si dimenticano”.

Una partenza che, se da un lato è sofferta, dall’altro spalanca molte porte, viste le opportunità che si possono cogliere, e non solo dal punto di vista professionale. Secondo l’autrice “quello che è importante è avere un progetto, essere determinati e credere nei propri sogni. Bruxelles è una città meritocratica dove se vali ce la fai. Tuttavia, questa è una città di passaggio, in cui si rimane per qualche anno spesso per ragioni quasi esclusivamente professionali, ma da cui si sa che, un domani, si ripartirà per altre mete o per fare ritorno a casa. La generazione di expat, che si svela tra le pagine di questo libro – dice l’autrice – si sente racchiusa in una specie di ‘bolla’ (che non a caso è stata scelta come l’immagine di copertina): è forte, tenace, ma altrettanto fragile, e a Bruxelles, nonostante la vita frenetica e dinamica che offre questa città, si ritrova molto spesso a fare i conti con la solitudine”.

Ecco allora la storia di Massimo di Messina che oggi lavora come educatore delle persone richiedenti asilo, dopo aver rinnegato l’ambiente da “orologio e ventiquattrore” della capitale europea; oppure Alessandro di Roma funzionario del Servizio di Azione Esterna dell’Ue con il sogno, da sempre, di lavorare nel cuore dell’Europa, nella speranza di poter contribuire a migliorare il proprio Paese dall’interno delle istituzioni comunitarie; oppure ancora Stefania di Ferrara, che lavora come organizzatrice di eventi, e ce l’ha fatta senza una laurea e senza nemmeno conoscere le lingue.

Nove storie – ma a Bruxelles ce ne sono migliaia – di giovani e meno giovani che hanno lasciato l’Italia perché traditi nelle loro aspettative o perché semplicemente ambivano a un qualcosa in più, ma che non riescono a non guardare con attaccamento al proprio Paese, per non dire con nostalgia. “L’Italia è un Paese visualizzato all’estero come una cartolina dai colori sbiaditi che continua a ricordarsi senza più immaginarsi”, scrive Federica. Un Paese che vive nella memoria del suo grande passato ma non riesce a guardare avanti, ad assicurare ai suoi giovani un futuro altrettanto attraente. “Mi piacerebbe che fosse proprio la nostra generazione, attraverso il ritorno alla propria terra, a far sì che l’Italia possa, non solo ricordarsi, ma finalmente immaginarsi, anche grazie a quel valore aggiunto acquisito stando all’estero. Guai, dunque, a perdere la speranza – dice l’autrice – perché la partenza non è per sempre… insomma, prima o poi torno.  Ps. Una presentazione del libro si terrà a Roma sabato 26 ottobre (alle 18:30) alla libreria Argonauta.