Un altro processo per Silvio Berlusconi. Questa volta è la magistratura di Napoli che lo manda a giudizio per aver pagato, secondo l’accusa, all’ex senatore Idv Sergio De Gregorio 3 milioni di euro perché il governo Prodi franasse grazie a un voto di fiducia manipolato. E così con l’ultimo appuntamento da inserire, l’agenda giudiziaria del leader del Pd si infittisce. Dopo l’ultima udienza, quella relativa alla rimodulazione dell’interdizione dai pubblici uffici (condannato a due anni), il Cavaliere dovrà affrontare altri procedimenti, altre inchieste, altri processi. Uno dei quali è l’appello sulla pubblicazione dell’intercettazione (ancora non trascritta) tra Fassino e Consorte. Il meno preoccupante in realtà per il presidente-imputato perché con ogni probabilità verrà dichiarata la prescrizione del reato. Sono ben altri i fascicoli che agitano le notti dell’ex premier. 

Ruby ter, entro Natale nuova inchiesta dopo la trasmissione degli atti dei processi. Entro Natale ci saranno le prime trascrizioni nel registro degli indagati di Milano per il cosiddetto Ruby ter. A partire dal giorno dopo del deposito delle motivazioni Berlusconi, i suoi avvocati, le Olgettine e la stessa Karima El Mahroug (che nel processo Ruby bis ha continuato a sostenere che non aveva fatto sesso con Berlusconi) finiranno nel registro degli indagati della Procura di Milano per “intralcio alla giustizia” o “induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria” oppure “corruzione in atti giudiziari” o “subornazione di testimoni” i primi, per falsa testimonianza le seconde. Nel mirino degli inquirenti ci sono gli stipendi da 2500 euro alle ragazze, l’acquisto di case come nel caso del pianista Mariani e del cantante Apicella o anche l’inserimento nelle liste elettorali del Pdl come nel caso della moglie del pianista Mariani o l’ex consigliere diplomatico Bruno Archi, ora vice ministro degli Esteri del governo Letta.  

Anche le indagini difensive degli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo finiranno nella lente gli investigatori. Alcuni verbali difensivi furono trovati dagli investigatori della Polizia negli appartamenti di via Olgettina 65 a Milano dove vivevano, a spese del Cavaliere, alcune delle ragazze che partecipavano alle feste. Era il giorno delle perquisizioni successivo all’avviso di garanzia al presidente del Consiglio (14 gennaio 2011). I verbali poi non furono depositati ai pm come successo invece per altri documenti nei giorni successivi. Secondo gli investigatori i documenti con i racconti delle ospiti delle “cene eleganti” già siglati dagli avvocati del premier non risultavano controfirmati dalle testi stesse. E addirittura in casa della soubrette domenicana Marystelle Polanco gli uomini della squadra Mobile avevano scoperto non il suo verbale difensivo ma quello di Barbara Guerra. 

Quando poi saranno depositate le motivazione della condanna a 7 anni per concussione e prostituzioni minorile, l’ex premier dovrà affrontare il secondo grado del processo Ruby. 

Processo Mediaset, altro filone dopo dichiarazione De Gregorio. Sempre a Milano si potrebbe aprire un altro filone relativo al processo Mediaset per i tentativi, raccontati dall’ex senatore Sergio De Gregorio, di bloccare la rogatoria di Hong Kong per impedire ai pm di proseguire nelle indagini che poi hanno portato alla condanna definitiva in Cassazione. L’ex senatore – che ha patteggiato la pena a 20 mesi a Napoli – aveva dichiarato di aver in pratica aiutato a bloccare le indagini dei pm che avevano chiesto assistenza giudiziaria a Hong Kong. 

Bari, caso escort: udienza preliminare e nuove indagini. Lo scorso 20 luglio, la Procura di Bari ha chiuso le indagini nei confronti di Berlusconi e Lavitola per un filone del ‘caso escort’. L’accusa è anche in questo caso l’induzione a mentire all’autorità giudiziaria. Per i pm l’ex premier per due anni avrebbe pagato l’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini in cambio del suo silenzio su una serie di informazioni di cui era a conoscenza e delle bugie che avrebbe raccontato nel corso degli interrogatori cui è stato sottoposto dai magistrati baresi (tra luglio e novembre 2009) che stavano indagando. Tarantini oltre a mezzo milione di euro, avrebbe ottenuto la promessa di un lavoro e la copertura delle spese legali per i suoi processi (anche nel processo Ruby bis Nicole Minetti ha ricevuto questo aiuto). I pm non hanno ancora chiesto il rinvio a giudizio perché sono stati delegati altri accertamenti. Da Bari potrebbero arrivare anche altri guai perché la procura ha ricevuto dai colleghi romani una segnalazione di Bankitalia su quattro bonifici ‘sospetti’ per complessivi 1,5 milioni di euro fatti alla società ‘Moon & Stars’. Parte della somma, circa 600mila euro sarebbe stata utilizzata per acquistare l’appartamento romano, in via Baccina, intestato a Sabina Began, l”ape regina’ delle feste organizzate nelle residenze romane del Cavaliere. Began è imputata a Bari assieme a Tarantini e ad altre persone nel procedimento escort, ora in fase di udienza preliminare. I magistrati baresi potrebbero avviare accertamenti per verificare se l’acquisto dell’appartamento sia servito in qualche modo ad edulcorare le dichiarazioni della donna, in passato legata sentimentalmente all’ex premier, durante l’inchiesta per induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione delle giovani ragazze portate da Tarantini a Palazzo Grazioli. 

Affidamento ai servizi sociali e udienza per l’interdizione. E’ stata presentata l’11 ottobre scorso la richiesta di affidamento ai servizi sociali: il Cavaliere deve scontare un anno come conseguenza del verdetto Mediaset (gli altri tre sono stati condonati grazie all’indulto, ndr). Altrimenti per il leader del Popolo della Libertà sarebbero scattati gli arresti domiciliari. Ma l’udienza per decidere dove e come l’ex premier potrà prestare la sua opera per scontare la pena potrebbe essere fissata in primavera. Ma anche questo non dovrebbe preoccuparlo più di tanto.  

Dopo il sì della Giunta per le Elezioni, alla perdita del seggio di Palazzo Madama manca solo il voto dell’Aula. E su questo punto si sta discutendo sulla modalità: voto segreto o voto palese con il presidente Piero Grasso attaccato dal Pdl per le sue dichiarazioni. Quando e se (vedi la rottura tra Monti e Casini) ci sarà il sì definitivo del Senato il fondatore di Forza Italia non potrà contare più sui privilegi della sua carica: quindi in ipotesi potrà essere arrestato senza che i magistrati debbano chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza, potrà essere intercettato, perquisito e arrestato.