La questione del voto segreto o palese al Senato per decidere la decadenza di Silvio Berlusconi non smette di infiammare il dibattito politico e il Pdl, questa volta, se la prende con  il presidente del Senato Piero Grasso. Che ieri aveva espresso la sua opinione dicendo: ”Se il voto sarà segreto bisognerà vedere se sarà davvero un voto di coscienza o se dipenderà piuttosto da interessi diversi. Se invece il voto sarà palese, tutto sarà più chiaro” aveva aggiunto, spiegando come si occuperà della questione appena rientrato dalla missione in Usa e dicendosi ottimista sul fatto che il voto non metterà a rischio la ritrovata stabilità del governo. Contro le riflessioni della terza carica dello Stato, si scatena il Pdl, con in testa i capigruppo Brunetta e Schifani. La risposta di Grasso è affidata alle parole del portavoce: “Il presidente non interviene in queste polemiche e provocazioni, e si stupisce per il vespaio di polemiche scatenatosi per una constatazione ovvia in cui si sottolineava che il voto palese è palese mentre il voto segreto può essere utilizzato seguendo logiche diverse dalla coscienza, come successe in passato”. E aggiunge: “Tra l’altro la prassi prevede che il presidente non possa nemmeno votare, né in Aula, quando verrà calendarizzata la decadenza, né in Giunta, dove sarà la maggioranza delle forze politiche sulla base delle due relazioni che verranno presentate, a decidere se il voto sarà palese o segreto”.

A pronunciare le parole più dure contro l’ex magistrato è il capogruppo Pdl alla Camera Renato Brunetta: “Le dichiarazioni del presidente del Senato sul voto segreto o palese non sono da presidente del Senato, ma da uomo di parte, anzi di fazione. Ritenere che i senatori col voto segreto possano rispondere a ‘interessi diversi’ dalla coscienza è una insinuazione gravissima”. Secondo l’ex ministro le parole di Grasse contraddicono il “suo ruolo di garante della dignità dei parlamentari. Ricordo all’ex procuratore Grasso una frase di Falcone: ‘Il sospetto è l’anticamera della calunnia’. Cerchi di far valere le regole, il presidente Grasso, invece che inventarne di nuove ad uso delle sue attitudini inquisitorie”, conclude Brunetta.

Stesso tono la dichiarazione dell’ex presidente del Senato: “E’ molto grave che il presidente Grasso ipotizzi il voto palese sulla decadenza, essendo il Regolamento sul punto chiaro ed inequivocabile. Un’eventuale interpretazione diversa in Giunta per il Regolamento, a colpi di maggioranza, sarebbe inaccettabile e noi ci opporremmo strenuamente ad una simile forzatura. Sospettare, poi, che attraverso il voto segreto i senatori possano perseguire interessi diversi rispetto alla propria coscienza è incredibile, e ci auguriamo che si sia trattato di un malaugurato fraintendimento. Un chiarimento sarebbe quantomeno opportuno” dice Renato Schifani, capogruppo a Palazzo Madama. “Purtroppo, a proposito del voto segreto o palese, il senatore Grasso dimentica di essere presidente del Senato e si qualifica solo come uomo di parte. Si tratta di forzature non solo inaccettabili, ma anche di una irrazionale ricerca della rissa” afferma Fabrizio Cicchitto, presidente della commissione Esteri. Anche Mariastella Gelmini, deputata Pdl, critica il presidente del Senato. “E’ il voto segreto a garantire il singolo senatore dal condizionamento e dalla violenza di chi vorrebbe imporre, contro la libera decisione, un orientamento preconcetto”, spiega l’ex ministro dell’Istruzione. “Considero assai grave che la seconda carica dello Stato sacrifichi questo principio cardine della democrazia liberale alla tentazione di piacere soprattutto alla vocazione demagogica e totalitaria che ammorba in questa fase il clima politico”.

A difesa di Grasso si schiera invece il collega di partito Luigi Zanda, capogruppo Pd al Senato. “Non c’è niente di incredibile o di fazioso nelle dichiarazioni del presidente Grasso. Le sue, sono solo parole di buon senso”, ha spiegato il senatore democratico. “Sin dall’inizio di questa non semplice legislatura, il presidente Grasso ha sempre tenuto un comportamento equidistante e molto attento alle leggi dello Stato italiano e al Regolamento di Palazzo Madama. Continuerà certamente a farlo in ogni altra circostanza del nostro futuro lavoro parlamentare”. Nichi Vendola, leader di Sel, polemizza contro l’atteggiamento “di guerriglia” del Popolo della libertà. “Ogni giorno – commenta il presidente della Puglia – il Pdl è partito di governo e di guerriglia ed è una guerriglia che si esercita soprattutto nei confronti delle alte cariche dello Stato e delle figure di garanzia. Il Pd dovrebbe ogni giorno di più arrossire di fronte a una strana e brutta convivenza col Pdl”.