Si può dire che quello di cui i Freccero, i Fazio e i Santoro sono stati protagonisti in tutti questi anni sia un “mercato” televisivo? Si può dire che tutto ciò che essi hanno ricevuto in nomine, contratti, notorietà e autorevolezza – insieme ai Costanzo, ai Baudo, ai Bonolis, e da ultimo ai Telese, ai Porro, ai Paragone ecc. – sia da mettere in conto alla logica del mercato e della concorrenza, e quindi del merito?

Per Carlo Freccero, al quale questo “mercato” ha attribuito e consentito un ruolo di guru, non ci sono dubbi. E lo ha ribadito in occasione delle recenti polemiche sui 5,4 milioni di euro del contratto triennale garantito dalla Rai a Fabio Fazio e sui 25 milioni che sarebbero occorsi per l’abortito contratto biennale di Maurizio Crozza. “Sì, le cifre sono importanti”, ammette l’ormai pensionato direttore Rai, ma “il mercato è sempre scandaloso”. E qui Freccero, dall’alto della sua riconosciuta competenza, fa notare: “Non fanno scandalo le cifre dei giocatori di pallone, invece è polemica sui compensi di Crozza e Fazio“.

E’ chiaro che – legittimando l’ordinaria scandalosità dei contratti di Crozza e Fazio nel mercato televisivo italiano – Freccero difende, forse inconsapevolmente, anche lo status di guru che in tale mercato gli viene riconosciuto, persino da coloro che lui ritiene non lo abbiano adeguatamente valorizzato (“Nonostante il mio curriculum, sono andato a Rai4”). Ma è lui stesso a denunciare da mane a sera, giustamente, i berlusconiani che “vogliono affossare la Rai” e la sinistra che “nell’ultimo decennio non ha saputo opporsi al piano Delta”. E’ lui stesso, cioè, a ribadire i caratteri di un sistema televisivo in cui tutto vige fuorché una logica di mercato: un duopolio con tendenza al monopolio pesantemente determinato dalla politica e in particolare dal padrone di Mediaset e Pdl e cogestore della Rai.

Egli stesso, Freccero – insieme ai Santoro, Costanzo, Baudo, Bonolis, ecc. – ha accumulato nel tempo esperienze in Mediaset e in Rai, contribuendo a quell’omologazione pressoché totale (e al ribasso) in prodotti, personaggi, temi e valori che costituisce la caratteristica devastante del sistema televisivo italiano. Un sistema senza mercato, senza concorrenza e senza selezione del personale addetto (conduttori, giornalisti, artisti, ecc.) in base a criteri di merito e di talento.

Scandaloso, da noi, non è il mercato, ma la mancanza di mercato. E non regge nemmeno il confronto con i compensi, pur scandalosi, dei calciatori. Il contratto e il destino di un difensore o centrocampista o attaccante o di un allenatore di calcio sono il frutto della concorrenza (effettiva!) fra almeno 20 squadre di serie A e 22 di serie B, per non parlare delle società calcistiche inglesi o francesi o spagnole o russe o cinesi o turche, che pure partecipano all’articolazione del mercato calcistico e alla determinazione dei contratti, in effetti perlopiù scandalosi per la loro entità sul piano morale e socio-economico.

Il destino dei Fazio e Crozza, ma anche dei Santoro e Freccero, e delle Mara Viener e dei Paolo Bonolis, è invece determinato dal confronto/scontro, dalle ostilità o dalle intese fra due/tre gruppi, spesso fra due/tre persone, qualche volta fra due partiti, in qualche caso fra i diversi umori di una stessa persona. Banalità? Certo. Lo diciamo e ce ne lamentiamo da venti/trent’anni. Ma evidentemente è il caso di ricordarcelo ogni tanto, visto che persino un navigato conoscitore delle cose di questo mondo come Freccero ogni tanto se ne scorda.

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