Nella voluminosa agenda delle battaglie legislative che Cinquestelle si predispone a promuovere, dovrebbe trovare un posticino anche quella per i diritti della nascitura dell’ex capogruppo M5S Roberta Lombardi. La piccina che vedrà la luce a fine anno, e a cui la madre annuncia già di voler affibbiare un nome apparentemente innocuo, ma che diventa ingombrante (e pesantemente condizionante il futuro sviluppo autonomo della personalità) in quanto marchiatura indelebile di appartenenza politica: Stella.

Insomma, qui vanno tutelati i diritti dei bimbi e delle bimbe a non diventare una tabula rasa su cui genitori ingombranti e prevaricatori affiggono i propri manifesti elettorali. Un po’ come aveva fatto Umberto Bossi chiamando l’ultimo nato Eridanio, dal nome di un fantomatico dio-Po celtico, e tale coincidenza potrebbe avere conseguenze devastanti sulla psiche della futura “lombardina”. In ulteriore aggravamento se poi qualcuno avrà l’incoscienza di informare la povera creatura che anche l’orrida Gelmini si chiamava Stella…

Del resto l’uso di apporre nomi che molesteranno tutta la vita chi ne è portatore/vittima è chiaro sintomo di primitivismo culturale. E anche politico. Come quel mezzadro in Lucchesia, fan sfegatato di Lenin, che, avendo avuto tre gemelli, li chiamò “Rivo”, “Luzio” e “Nario”. Sembra una storiella di Giovanni Guareschi, come quella in cui Peppone voleva battezzare l’ultimo nato “Stalin” e Don Camillo, dopo la solita baruffa glielo concede, a patto di far precedere “Baffone” dal proprio, di nome. E così il bimbo sfortunato si chiamerà Libero Camillo Stalin. Miserie di un’Italietta d’altri tempi e non certo rimpianta; conformista e anche un po’ (molto) lecchina con il potente del proprio pollaio.

Sicché proclamo il diritto dell’infante al controllo di qualità e decenza sul come è stato/a chiamato/a. Perché i nomi sono importanti, un diritto della persona; e non dovrebbero essere né storpiati né strumentalizzati. Questo è il mio personale parere. Anche se nei prossimi giorni, alla Festa del Fatto a Marina di Pietrasanta, mi riservo di chiedere lumi al riguardo al mio amico Paolo FdA, nella sua veste di aspirante maitre à penser del Grillismo, e ad Andrea Scanzi, supremo arbiter di bon ton grillesco.