Camera - Premier LettaIl premier italiano realizza la promessa elettorale di Berlusconi

Il Premier Enrico Letta abolisce la tassa sugli immobili (IMU) per placare gli animi dei seguaci di Silvio Berlusconi. Quella che appare come una vittoria politica, è in realtà un grosso rischio per il bilancio pubblico. Silvio Berlusconi può ritenersi contento: una delle sue promesse elettorali, l’abolizione della tassa sugli immobili, è stata concretizzata. Per assicurarsi la benevolenza di Silvio Berlusconi, il governo italiano si fa coinvolgere in una situazione di rischio che costerebbe per il debito pubblico sino ad un miliardo di euro.

Articolo originale di Tobias Bayer apparso su Die Welt

Traduzione di Valerio Campelli e Cristina Bianchi per www.italiadallestero.info

L’esecutivo di Enrico Letta (46) ha deciso mercoledì sera di abolire la tassa sugli immobili Imu. Era la più importante promessa elettorale del Cavaliere, il cui partito Popolo delle Libertà (Pdl) costituisce, assieme ai socialdemocratici (Pd), una coalizione di larghe intese.

La delibera del Consiglio dei Ministri assicura ancora una volta la sopravvivenza del governo. Berlusconi e il Pdl avevano precisato che l’abolizione dell’Imu, introdotta dal precedente governo di Mario Monti per il risanamento dei conti pubblici, era una condizione essenziale per la sopravvivenza della “strana maggioranza”. “Questa è una vittoria per il governo”, ha dichiarato Letta. “Grazie a questa decisione, è stata finalmente liquidata la questione della durata del governo . Non incombe più una scadenza.

La vittoria politica è stata pagata a caro prezzo. La tassa sulla prima casa, che viene versata in due rate, fa entrare annualmente più di quattro miliardi di euro nelle casse dello Stato. Per non violare i trattati di Maastricht che fissano il limite del deficit pubblico al 3% del Pil, il governo italiano deve riscuotere i soldi altrove. I cittadini non dovrebbero davvero sentirsi sollevati.

Gli economisti sono scettici

L’abrogazione della prima rata dell’Imu dovrebbe essere coperta attraverso l’imposta sul fatturato e tagli alla pubblica amministrazione. Si deciderà intorno alla metà di ottobre come possa essere coperta la seconda rata dell’Imu.

A partire dal 2014 la tassa sugli immobili dovrebbe essere sostituita da una nuova tassa comunale. La “Service Tax” riunirà insieme la tassa sui rifiuti e una tassa sui servizi. Nella determinazione di entrambe le componenti, sarà decisiva la dimensione degli immobili.

L’abolizione dell’Imu incontra il parere contrario di numerosi economisti. Il problema principale dell’economia italiana non è la tassazione delle abitazioni, ma piuttosto l’alta pressione fiscale sul lavoro e sul reddito. Molti imprenditori tendono a non assumere perché ulteriore manodopera costa troppo. Perciò ricorrono a contratti a tempo determinato (o fingono di farlo) o fanno credere che il collaboratore lavori autonomamente.

Nel confronto internazionale, questo comporta per le imprese italiane uno svantaggio considerevole in termini di competizione. A partire dall’estate 2011 la capacità produttiva è precipitata costantemente, la recessione potrebbe vedere una sua fine soltanto nel terzo e quarto semestre del 2013. Una “siccità” tanto lunga non si verificava dall’inizio dei calcoli statistici nel 1970.

Le conseguenze sono devastanti: tra il 2007 e il 2012 il Pil ha sfondato di sette punti percentuali. La produzione industriale è arretrata di un quarto. Il tasso di disoccupazione ha subito un’impennata. A giugno quasi tre milioni di persone erano senza lavoro, il che ammonta ad una quota del 12,1%.

Monti è scontento 

La tassa sugli immobili è considerata dagli esperti come fondamentalmente giusta. La maggioranza delle famiglie italiane dispone di un’abitazione. Secondo la Banca d’Italia, il loro patrimonio immobiliare ammontava alla fine del 2011 a più di 5000 miliardi di euro, che corrisponde a circa 200.000 euro per famiglia. Nei decenni passati, la tassa sugli immobili era stata più volte introdotta e poi in seguito di nuovo abolita. All’inizio degli anni ’90 si chiamava Isi, poi Icu per poi tornare come Imu sotto il governo Monti.

L’ex Presidente del Consiglio Mario Monti (70), che oggi è coinvolto nella coalizione di governo con il suo movimento politico Scelta Civica, è insoddisfatto. Sostiene che l’abolizione della tassa sugli immobili sia sbagliata. “É una scelta pericolosa per salvare il governo” ha dichiarato il professore di economia. “Fa piacere ai proprietari di immobili. Molti cittadini finiranno per pagare di più alla fine, perché o si alzano le piccole tasse oppure s’incrementano i tassi d’interesse”.

Per Monti il boccone è particolarmente amaro: l’abolizione della tassa sugli immobili è un ulteriore esempio di come le riforme del suo mandato come primo ministro vengono stravolte, sminuite o ritoccate. Sulla riforma del mercato del lavoro del precedente Ministro Elsa Fornero si era già parlato. La riforma delle pensioni, che era stata elogiata a livello internazionale come la più importante conquista di Monti, ha fatto sì che alcuni cittadini si ritrovassero senza pensione e senza stipendio. Per questi 6500 “esodati” il governo Letta ha stanziato già 700 milioni di euro, per pagare loro una pensione.

Berlusconi si difende con ogni mezzo

Ancora non è chiaro quanto durerà la tregua tra il Pdl e i Socialdemocratici. Il rapporto con Berlusconi sarà decisivo per le sorti del governo. Il Cavaliere all’inizio di agosto è stato condannato a quattro anni di reclusione dalla Corte di Cassazione con l’accusa di frode fiscale.

C’è la possibilità che la condanna sia associata ad una interdizione dai pubblici uffici. Per decidere su questo sono intervenuti prima il Tribunale di Milano e successivamente la commissione del senato. Essa prevede l’applicazione di una legge promulgata dal governo Monti a fine 2012, che stabilisce che una persona condannata da due a sei anni di reclusione non possa più candidarsi per un partito e che non possa più sedere in Parlamento.

Berlusconi si difende con tutti i mezzi contro la sua morte politica. Mercoledì ha presentato alla commissione del senato le perizie di molti costituzionalisti. Sono sostanzialmente dell’opinione che la legge-Monti (Severino) non possa essere retroattivamente applicata a Berlusconi e richiedono che la sentenza venga modificata. La commissione del Senato si pronuncerà sul Caso Berlusconi il 9 settembre.

Inoltre il Cavaliere vuole presentare ricorso alla Corte Europea di Giustizia per i diritti dell’uomo. Berlusconi afferma, che sia stato violato l’articolo sette della Convenzione dei diritti dell’uomo. Il paragrafo sancisce che nessuno sia condannato per reati che non erano punibili al momento dell’accaduto o che gli venga comminata una pena più severa di quella che era giuridicamente possibile nel momento in cui è stato commesso il fatto.