Papa Francesco ha indetto per il prossimo 7 settembre una giornata di preghiera e digiuno per invocare la pace, per scongiurare i venti di guerra, per dire no a massacri e torture, per condannare senza appello l’uso di armi chimiche e i regimi alla Assad. Guai se queste parole venissero ascoltate solo dai cattolici, perché hanno un valore universale, parlano a chiunque abbia orecchie per ascoltare.

Non sono parole di rassegnazione o ” vuote prediche”, come dicono a mezza bocca i suoi critici, dentro e fuori le mura vaticane, perché contengono un invito alla iniziativa individuale e collettiva, alla presa di coscienza, alla ripresa della iniziativa e della pressione internazionale. Per questo ci sembra giusto aderire e ciascuno potrà farlo a suo modo.

 Chi non vorrà pregare, potrà partecipare al digiuno, e chi non vorrà digiunare promuova iniziative di solidarietà nella sua realtà territoriale o di lavoro e lo faccia secondo le sue convinzioni ideali, politiche, di credente o di ateo convinto e militante. Per una volta, almeno quel 7 settembre, sarà davvero il caso di ritrovarsi insieme a prescindere da ogni distinzione di parte o di partito, magari sotto una sola, grande, bandiera arcobaleno.