È morto Giancarlo Bornigia. E la reazione di molti di voi sarà sicuramente la seguente: “Chi?”. Poco male, vi perdoniamo, anche se il signore che è passato a miglior vita al poche settimane dal compleanno numero 83 non era una persona qualunque.

A Bornigia, infatti, si deve la nascita del Piper Club di Roma nel 1965. Chi frequenta le notti capitoline oggi, e magari è poco più che ventenne, rischia però di sottovalutare la portata musicale (ma anche sociale e culturale) del Piper. In via Tagliamento, proprio difronte all’arco che porta al bizzarro (e carissimo) quartiere Coppedè, è passata la storia della musica mondiale.

Tutto merito di Bornigia, appunto, che non si accontentava di lanciare talenti nostrani come Patty Pravo o Renato Zero, ma voleva sprovincializzare la scena musicale italiana organizzando concerti-evento: dai Rolling Stones ai Pink Floyd, dai Genesis agli Who, fino a un Jimi Hendrix ancora giovanissimo. Roba che nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta rappresentava una rivoluzione mica da poco. Già le atmosfere beat del Piper facevano storcere il naso a molti, in quegli anni sospesi tra nuove istanze sociali e culturali e conservatorismo democristiano in doppio petto. Figurarsi l’arrivo nella godereccia ma grezza Roma di alcuni tra i fenomeni musicali e culturali più importanti della storia.

Bornigia, che provincialotto non era, continuava però a guardare avanti, forse addirittura troppo, e a confezionare happening di enorme richiamo. Nel suo Piper, poi, c’era spazio anche per l’arte, con dipinti di Schifano, Warhol, Cintoli e Manzoni a far compagnia a capelloni e movenze ye-ye. Poi, quando il Piper aveva perso molto del suo charme, si era lanciato in altre avventure vincenti, come il Gilda e l’Alien. Ma era già un’altra Roma, e la movida capitolina si era irrimediabilmente trasformata da alternativa e rivoluzionaria in cafona ed eccessiva.

Se solo Roma avesse ancora un’anima, dovrebbe ricordare con affetto e nostalgia un personaggio fondamentale del suo recente passato. Un uomo di musica e divertimento, ma anche un lungimirante innovatore, che per primo, e meglio di chiunque altro, ha fatto entrare l’intrattenimento della Capitale nella contemporaneità.