Enrico Letta va al meeting di Comunione e Liberazione per conoscere un’Italia ben lontana da quella reale. A Rimini, Letta ha parlato di giovani a dei ragazzi che, grazie alla loro appartenenza al movimento di don Luigi Giussani e Roberto Formigoni, hanno un posto di lavoro assicurato in una delle tante imprese e società della Compagnia delle Opere, il braccio “armato” e/o economico di Cl: oltre 34mila imprese e più di mille organizzazioni no profit aderenti che gestiscono un giro d’affari di circa 70 miliardi l’anno. Il sistema coinvolge oltre 500.000 persone tra addetti alle imprese e operatori del settore.

Il premier Letta a Rimini ha conosciuto quest’Italia non quella dei precari, dei disoccupati, delle periferie di Napoli, di Palermo o di Milano. Non ha parlato ai giovani che ormai sono fuggiti dall’Italia. “Non lasceremo soli i giovani. Lavoreremo e faremo di tutto perché riescano ad avere opportunità che altri giovani in altre parti d’Europa hanno oggi. Grazie all’Europa e a un’Italia migliore daremo ai giovani questa opportunità”, ha pronunciato il premier al popolo di Rimini.

E intanto in Svezia nei giorni scorsi al patronato Inca Cgil mi hanno raccontato che ogni settimana ricevono quattro chiamate da giovani italiani che partono con pochi soldi in tasca con il miraggio di trovare un posto di lavoro nel Paese dove il tasso di occupazione è tra i più bassi d’Europa.

Il premier Letta forse non sa che ormai i miei alunni a scuola parlano di futuro pensando di abbandonare l’Italia. Chiara, 24 anni e una laurea in economia aziendale all’Università di Bologna, a settembre verrà assunta con un contratto a tempo indeterminato alla Camera di Commercio in Messico. Forse anche il nostro premier avrebbe bisogno di mettersi un giorno in taxi per capire l”umore degli italiani su questi mesi di Governo. O forse basterebbe che una mattina prendesse un autobus a Roma.

Ma se proprio non vuole fare un bagno di folla, perché nei prossimi giorni, oltre a mostrarsi al meeting di Cl strappando facili applausi, non sceglie di andare in uno degli uffici scolastici provinciali dove migliaia di precari, che non conoscono il loro destino, che non sanno nemmeno quando saranno convocati, dovranno ritrovarsi all’annuale meeting del docente precario. Capisco che si tratta di un’altra platea, di un luogo meno comodo, di un’Italia diversa da quella di Formigoni e Vittadini.

Anzi mi permetto di invitare Enrico Letta a Cremona, dove ci sarò anch’io insieme a quei giovani che arriveranno anche stavolta da Palermo, da Napoli, da Bari, con in mano una cartina e la valigia senza neanche sapere dove andranno a finire. Donne che ogni anno abbandonano i loro figli per trovare un posto di lavoro al Nord. Giovani che vengono licenziati ogni anno al 30 giugno, con Tfr pagati dopo sei mesi e ferie fino ad oggi non pagate. Uomini e donne che in tasca non hanno una tessera e nemmeno la fede ad un movimento ma solo la Costituzione italiana.

Questa è l’Italia, caro Premier. Finché non ci sarà un capo del Governo in grado di ascoltarla, l’emorragia dell’astensionismo continuerà e i Letta di turno avranno vita breve.

Ma ci faccia una cortesia: non parli più ai giovani, ai miei ex alunni. Offende chi ogni giorno insegna loro come amare ancora questo Paese.